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Dal 15/02 al 15/03/2013

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Un dettaglio della cella campanariaLe nostre campane sono state realizzate dalla Fonderia Capanni di Castelnovo ne' Monti, in provincia di Reggio Emilia. Il loro bronzo (formato da 78% di rame e 22% di stagno) pesa complessivamente quasi 1500 kilogrammi. Benedette dall’Arcivescovo Mons. Benito Cocchi il 31 maggio 2003, sono state collocate nel campanile nell’estate del 2004, passandole attraverso le finestre con un camion-gru.

Le cinque campane formano un concerto in Sol maggiore e sono montate su due livelli: le due più grosse sotto e le tre più piccole sopra. Sono azionate da motori elettrici governati da un sistema elettronico programmabile; ma è anche possibile suonarle con le corde, nella maniera tradizionale.

Ogni campana è dedicata a un Santo e ne porta il nome. Le scritte posta sulla facciata, sul retro e sotto ai tre cordoni di ciascuna campana rappresentano il messaggio che esse vogliono annunciare. Per comporle il Parroco Don Giorgio Bellei si è ispirato a due pensieri degli ultimi pontefici, riguardanti alcuni temi dottrinali di questi nostri tempi.

La quinta campana si collega ad un’omelia di Paolo VI, che il 29 giugno 1972 disse che il fumo di Satana era entrato anche nel tempio di Dio, constatando che il rinnovamento auspicato dal Concilio Vaticano II aveva portato anche tanto disordine, confusione e defezioni nella Chiesa.

La seconda e la quarta campana si riferiscono alla dichiarazione "Dominus Iesus" del 6 agosto 2000, in cui Giovanni Paolo II volle ricordare ai cristiani il ruolo necessario di Gesù Cristo come Salvatore; come se "il fumo di Satana" avesse offuscato anche questa certezza.

L'affermazione di fede in Dio Uno e Trino (sempre nella seconda campana) richiama la Lettera dei Vescovi dell’Emilia-Romagna su Cristianesimo ed Islam.

La prima campana, la più grossa di tutte, dice che con la sua voce loda Dio, saluta e conforta gli uomini e allontana il demonio; le stesse azioni che è chiamato a compiere ogni cristiano.

 

 

 

Il suono delle campane: "espressione di fede" o "disturbo"?


In Italia l’abitudine al suono delle campane è ancora largamente condivisa. Tuttavia, visto che anche nel nostro Paese sono ormai diffuse diverse culture religiose, non tutti apprezzano o comprendono il suono delle campane e periodicamente qualcuno, anche nella nostra parrocchia, solleva il problema del “disturbo”.

La Legge italiana sottolinea due aspetti: la libertà di espressione e la tutela della quiete pubblica.

La libertà di espressione culturale e religiosa è garantita a tutti i gruppi sociali già dalla Costituzione; vi è poi in particolare una legge (la 121 del 25/3/1985) che assicura alla Chiesa Cattolica la libertà di “pubblico esercizio del culto”. La campane possono dunque essere suonate nei limiti delle attività connesse al culto, quindi nell’imminenza di cerimonie religiose.

Per quanto riguarda il livello di “disturbo”, la Legge definisce i limiti entro i quali ogni rumore può considerarsi “tollerabile” (“Legge quadro sull’inquinamento acustico” 447 del 26/10/1995, richiamata dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 14/11/1997, “Determinazione dei valori limite delle sorgenti sonore”). La Legge indica pure che i normali segnali acustici si possono emettere da mezz’ora prima dell’alba a mezz’ora dopo il tramonto.

Nella nostra parrocchia, nel rispetto della Legge, le campane vengono suonate in modo da non superare i limiti della normale tollerabilità. Il primo suono del mattino, in estate e in inverno, è alle 8:30 e l’ultimo alle 19:00 (tranne che nelle notti di Natale, dell’ultimo dell’anno e di Pasqua). La durata di ogni suonata impostata nel nostro campanile non supera generalmente il minuto. Chi ritiene che la soglia di tollerabilità sia superata, può farlo verificare dai tecnici dell’ASL competente, attraverso specifici accertamenti fonometrici.

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