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Dal 15/02 al 15/03/2013

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Piermario Morosini (5 luglio 1986 - 14 aprile 2012)

Piermario Morosini è uno dei numerosi giovani che sono morti improvvisamente, facendo sport (ricordiamo anche Marco Simoncelli, sei mesi fa).
Le parole che si dicono in questi casi sono le più banali e scontate. “Il destino è ingiusto e crudele”, “Non ci sono parole adatte”, “Siamo invasi da un grande dolore”. Per esorcizzarlo si cercano responsabilità, cioè si dà la colpa ad altri (la lentezza dei soccorsi o un evento tragico che si poteva prevenire). Quest’ultimo punto ha una sua parte di verità, ma non esiste un mondo perfetto in cui ci sia la certezza di morire al momento giusto. E poi quale sarebbe questo momento?

Se non vogliamo che la nostra vita resti succube di un destino crudele, dobbiamo invece cercare delle risposte ragionevoli. Infatti se la vita viene dal caso, allora anche morire giovani o vecchi è un puro caso, da accettare nella sua tragicità.
Se invece la vita ha uno sbocco eterno e la sua parte più vera è la seconda, allora anche in caso di morte prematura non mi viene tolto quasi nulla, perché il fine, cioè l’eternità con Dio, lo raggiungo comunque. Per questo il vero cristiano, anche se piange e si veste di nero, pensa all’eternità e ad essa si prepara.

L’unico atteggiamento sensato davanti alla morte di un giovane, dopo aver pianto, è quello di prepararsi alla morte. Sarò giudicato; e se muoio lontano da Dio, in peccato mortale, andrò all’inferno. Il peccato mortale non è solo l’appartenenza alla mafia, ma è il perdere abitualmente la Messa la Domenica, il vivere la sessualità come pura ricerca di piacere, staccandola da un rapporto autentico, serio e aperto alla vita, che può esserci solo col matrimonio - e non col surrogato della convivenza.

Saranno stati pronti per l’incontro con Dio, i giovani sportivi morti all’improvviso? Può rispondere solo il Signore! Noi possiamo pietosamente pregare.
Ma soprattutto dobbiamo pensare alla morte, per essere trovati pronti quando essa verrà.
E dobbiamo pensare che quando un ragazzino viene preso più dallo sport che dalla pratica religiosa, lascia la vita di parrocchia e non è di certo aiutato a coltivare i pensieri esposti sopra.
Eppure sono gli unici veri e seri, non solo per i cristiani. Altrimenti dovremmo affidarci al caso da cui veniamo e a cui torneremo. Ma il caso non è razionale e non ci dà possibilità di cercare risposte.

Don Giorgio Bellei

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