Immagini belle
ma così ambigue!


Dagli anni ’50 si è iniziato a sostituire, nei “santini”, le immagini dei santi con quelle di soggetto naturale, che con il loro simbolismo fanno pensare a Dio. Nell’immagine qui sopra, i raggi di luce che filtrano ed illuminano il buio del bosco sono un riferimento allo splendore divino che nel Natale squarcia le nostre tenebre.

Sono certo che l’immagine sacra di stampo classico sia più chiara nel suo messaggio, mentre una foto come quella mostrata qui sopra può lanciare un messaggio ambiguo e trarre in inganno. Addirittura può incoraggiare un errore oggi diffusissimo, cioè la adorazione della natura.

Oggi molti pensano che la natura sia il grande grembo materno e divino nel quale l’uomo deve trovare armonia per «stare bene»; ciò spiega anche la grande sensibilità ecologista, naturalista e animalista. Si è fatto strada, complice la New Age, un pensiero di stampo orientale che divinizza la natura e le attribuisce poteri che essa non ha.

Il vero cristiano rispetta la natura che Dio gli ha donato, ma è cosciente che essa è soltanto una creatura. Solo dal Dio Trinitario, che si è manifestato in Gesù Cristo, può venire il benessere completo dell’uomo, che si chiama «la Salvezza».

Don Giorgio Bellei


Ultimo dell'anno
in Parrocchia!


Alle 20:30 cena delle famiglie
(prenotazioni in Chiesa).
Da noi è ormai tradizionale questo momento di festa,
in cui i parrocchiani di tutte le età si incontrano in un clima famigliare.

Dalle 23:30 alle 0:15
tutti in Chiesa
per cominciare il 2006 assieme all'unica persona che ci può dare la gioia e la salvezza:
Gesù Cristo!


 

 

 

 

 

 

La nostra Speranza è in un avvenimento:
l'Incarnazione del Figlio di Dio



I have a dream: «Io ho davanti a me un sogno».
Così nel 1963, nel discorso pronunciato a Washington, Martin Luther King espresse la speranza di vedere la pace e la gioia, nella gloria del Signore, per il popolo degli Stati Uniti.

Quante volte abbiamo fatto un sogno o espresso il desiderio che qualcosa di importante per noi o per altri accadesse. Solo chi vede davanti a sé un futuro può permettersi di sognare che ciò in cui spera avvenga.

La parola speranza è spesso associata appunto al sogno, all'utopia, all'illusione. Viene usata, a volte, quasi con vergogna od imbarazzo, specie quando si è di fronte a situazioni spiacevoli che non fanno immaginare vie d'uscita.
La speranza è insomma un termine astratto, usato a scopo consolatorio oppure per dimostrare che non esiste o che non è corretto ricorrere a lei. Eppure ogni gesto della vita quotidiana è inconsciamente basato sulla speranza: ci alziamo e programmiamo la nostra giornata…sperando che vada tutto bene; mandiamo i figli a scuola…sperando che non abbiano incidenti; giochiamo la schedina…sperando di vincere!
Viviamo perché dentro di noi speriamo che ci sia un domani e poi un dopodomani! Basiamo la nostra esistenza sull'ipotesi che tutto funzioni come noi desideriamo, anche se intorno, quotidianamente, vediamo naufragare i sogni altrui.

C'è il rischio di rassegnarsi ad una speranza di facciata, ad un dover credere che esista perché così fan tutti, senza renderci conto che vicino a noi, nella storia dell'umanità, è accaduto un fatto in cui la Speranza è divenuta realtà.
Bastano tre ore di aereo per trovarsi in Israele, percorrere un breve tratto di strada fuori Gerusalemme per essere a Betlemme. Un paesino anonimo, su due colline brulle, come ce ne sono tanti nel sud Italia, eppure là qualcosa è successo, per poche ore è stato il centro del mondo: è nata la sintesi fra i nostri sogni e la realtà. La Speranza si è incarnata in un bambino chiamato Gesù.
È questo che il Pastore Battista Martin Luther King vedeva come coronamento di un sogno, è quello che le nostre Chiese Cristiane vedono ed annunciano come realtà: la Speranza si è fatta carne per essere toccata e compresa da ogni uomo e poterci condurre alla vita piena che è al di fuori del tempo e dei limiti del nostro corpo.

Per tale motivo la Chiesa Cattolica dedica quest'anno alla Speranza perché essa è un dono fattoci da Dio. Chissà che un Gesù liberato dai «limiti» della retorica e del «buonismo commerciale», non diventi davvero il più bel regalo a disposizione di tutti gli uomini del mondo!

Gianni Carrieri

Giotto, Adorazione dei Magi (particolare). Padova, Cappella degli Scrovegni