La Chiesa prevede l'obbligo del digiuno il mercoledì delle ceneri e il venerdì Santo.
Tutti i venerdì di Quaresima sono giorni di astinenza dalle carni.
La scelta di questi giorni precisi manifesta il carattere comunitario di questa pratica: è l'intera comunità ecclesiale ad essere in penitenza.
Per “digiuno” la Chiesa intende il consumo di un unico pasto durante l'arco della giornata, scegliendo tra pranzo o cena, secondo le proprie abitudini, la propria salute e il proprio lavoro.
Al digiuno si possono poi affiancare piccole rinunce alimentari: i fioretti.
Presso molti fedeli è viva la pratica del digiuno a pane e acqua.
Privazione e moderazione non sono fini a se stesse, ma vie attraverso le quali intraprendere un cammino di penitenza e di purificazione dello spirito.
L'astenersi dal cibo non ha solo un valore sociale, come impegno di giustizia, solidarietà e segno di comunione con chi soffre la fame, ma è soprattutto una pratica religiosa.
Solo inserendolo nel mistero del Cristo morto e risorto, attraverso la fede, la preghiera e i sacramenti, il digiuno acquista significato vero e valore di salvezza.
Erica Poli |