La morale di Gesù

Don Matteo Cavani, giovane sacerdote di Modena, guida i tre incontri del secondo modulo di "Caro Teofilo", che si svolgono presso la Parrocchia dello Spirito Santo.

Venerdì 26 gennaio erano presenti circa 110 ragazzi di tutto il Vicariato.

Prossimi incontri:
venerdì 9 febbraio e
venerdì 16 febbraio,
sempre alle ore 21.


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Sintesi degli incontri
"Caro Teofilo" - secondo modulo
26 gennaio 2007
"Gesù, maestro di vita"

 

Siamo qui per due motivi:
1. Pensiamo che il nostro cammino di fede sia un'esperienza di solidità (come ci ricorda l'inizio del Vangelo di Luca). "Solidità" è una parola importante: ci invita a sperimentare che la nostra vita è stabile. Per farlo dobbiamo cercare di comprendere che cosa nella nostra vita è fondato e che cosa non lo è (pensiamo alla parabola della casa fondata sulla roccia).
2. Riteniamo che Gesù sia il nostro maestro di vita. Ci insegna a vivere; non una serie di idee, ma un vero e proprio stile di vita. Gesù non è solo qualcuno che ci dice delle cose giuste, ma uno che ci accompagna nel realizzarle.

RELAZIONE CON CRISTO

La vita cristiana è una vita di relazione con Cristo. Gesù all'inizio del suo ministero va in giro e "pesca" delle persone: Vieni e seguimi! Invita a vivere una relazione privilegiata con lui. Fare un cammino di fede è vivere davvero questa relazione. Seguire Gesù, prima di tutto. Le "buone regole" vengono dopo questo incontro.

Gli Apostoli avevano incontrato uno che aveva cambiato le loro vite: il Signore crocifisso e risorto.
Nella nostra vita l'esperienza delle nostre morti (i peccati, le ferite, i luoghi in cui non ci siamo sentiti amati) deve diventare esperienza di risurrezione.

Ha fede chi si avventura con coraggio nei meandri della propria interiorità.
Ci vuole molto coraggio per aver fede. Consapevolezza, semplicità, ma anche convinzione. Per fare un cammino di fede autentico, qualche goccia di sangue bisogna versarla. Pensiamo addirittura ai martiri, che hanno dato la vita. A noi viene chiesta solo un po' di fatica. Il problema vero non è fare fatica, ma avere un senso. Se il senso è il Signore Gesù, si può fare qualsiasi fatica!
E allora dobbiamo chiederci davvero: com'è la nostra relazione con il Signore? Noi conosciamo Gesù? ci relazioniamo con lui?

RELAZIONE CON I FRATELLI

La fede cristiana è anche una relazione con i fratelli. Un cammino personale ma non solitario. Gesù stesso la sera dell'ultima cena ci ha lasciato il Sacramento dell'Eucaristia e ha posto il sigillo del servizio con la lavanda dei piedi. Quello che ha conosciuto dal Padre lo ha fatto conoscere a noi. Ha condiviso la sua vita, che di lì a poco avrebbe offerto a tutti.

Gli Apostoli hanno abitato con lui, hanno vissuto un'intimità con lui. La vicinanza con Gesù li ha contagiati e ha trasformato le loro vite.
Proprio questo ha convinto, ha reso credibile la loro testimonianza.

Questa dimensione oggi si vive nella Chiesa: costruire l'esperienza della comunione, fino a vedere tutti come fratelli.
Gesù ci ricorda che dobbiamo arrivare ad amare i nemici. Ma intanto possiamo cominciare da quelli con cui è più facile.
Se viviamo come fratelli, viviamo di più! Nella fede, 1 + 1 non fa 2, ma 4 o 5. Si ottiene molto di più di quanto si è messo. Pensiamo a quella che viene chiamata "moltiplicazione dei pani e dei pesci": Gesù chiede se qualcuno ha qualcosa da condividere: prende i pochi pani e tresforma una condivisione piccola in una condivisione grande. Gesù poteva anche fare a meno di qual piccolo gesto iniziale, ma lo ha voluto, per farci capire che dobbiamo condividere con i fratelli il poco che abbiamo. Il resto lo mette lui.

SCELTA DI UNO STILE DI VITA

Dobbiamo diventare capaci di fare una chiara scelta di vita. Giovanni Paolo II ha invitato i giovani ad essere "sentinelle del mattino". Dobbiamo essere capaci di fare un po' i profeti, cioè di vivere alcuni atteggiamenti e fare scelte un po' audaci.

In che modo si può essere profeti?
1) Saper marcare una differenza. A seguire il Vangelo si vive una differenza: il cristiano si deve chiedere se le cose sono giuste o no e scegliere di conseguenza. Il Cristiano è differente perché seguendo il Signore decide di fare certe scelte.
Noi pecchiamo quando non scegliamo la cosa migliore che possiamo scegliere. Quante volte di fronte a una scelta ci accontentiamo un po', o ci chiediamo "Che male c'è?". Invece la vera domanda cristiana sarebbe: "Che bene c'è?". Per seguire il Signore ci vuole una scelta positiva!

2) Saper combattere anche contro noi stessi, ma con mitezza, senza armi, con la forza della testimonianza.
Questa dimensione della lotta nella vita cristiana è stata sempre molto rappresentata; ad esempio, nella vita di S. Antonio Abate, gli animali spesso sono il segno delle tentazioni, del combattimento spirituale.
Dobbiamo diventare capaci di vivere la dimensione dell'ascesi, dell'esercizio e diventare forti.
Come in tutte le cose, anche nella nostra vita di fede dobbiamo allenarci. Certo che costa! ma dopo, il risultato arriva!

3) Essere disposti a morire, cioè a donare la vita con la testimonianza. Il profeta è disposto ad essere martire, cioè testimone del Signore.
"Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani". Ma prima di tutto la testimonianza consiste nel vivere una vita coerente. Qui si gioca una partita importante: se non doniamo la vita con la testiomonianza, usciamo dalla logica del Vangelo.

Com'è possibile risuscitare questo spirito profetico?
Una risposta autorevole l'ha data Benedetto XVI in un suo recente discorso.
Ci invita a riscoprire la certezza e la gioia di essere amati da Cristo, una certezza che dev'essere palpabile e concreta per ciascuno di noi. E' necessario che le nuove generazioni sperimentino la Chiesa come una compagnia affidabile e sempre presente. Chi sa di essere amato è a sua volta sollecitato ad amare.
Bisogna liberare dal pregiuizio che il cristianesimo ponga ostacoli all'amore. Al contrario lo vuole rendere libero e purificato, perché sia amore pienamente umano.
I comandamenti non sono tanti "no", ma un grande "sì"!

La riflessione continuerà nel prossimo incontro, dal titolo "Regole e libertà".
Venerdì 9 febbraio 2007 alle 21, sempre alla Parrocchia dello Spirito Santo.

(Relazione a cura di Alessandro Bortolamasi)