Quaranta giorni nel deserto


I colori della Quaresima

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La tomba perduta
di Gesù

"Chi vuole seguirmi, prenda la sua croce"

(Cfr Mt 16, 13-28; Mc 8, 27-38; Lc 9, 18-27)


Sotto le chiome degli ulivi il sole non è troppo caldo. Pietro guarda la strada che si distende fra le alture; Cesarea di Filippo, lasciata la mattina, è ormai un puntino bianco; e dall'altra parte si vede già il prossimo villaggio, a poco più di un miglio. E' stato meglio fermarsi a riposare: qualcuno si è sdraiato all'ombra; altri, seduti a due o a tre, parlano piano fra loro; le cicale coprono le loro voci. Poco distante, come suo solito, il Maestro sta in silenzio, inginocchiato a pregare.

Ecco, ha finito; si alza con calma e si volta verso i discepoli. "Chi sono io secondo la gente?", domanda. Quelli che sonnecchiavano si riscuotono e si alzano; dodici sguardi si fissano su Gesù.
Giacomo è il primo a rispondere: "Alcuni dicono che sei Giovanni il Battista". E Matteo: "Per altri sei Elia che è risorto", poi si levano altre voci: "Oppure Geremia", "O un altro degli antichi profeti". La gente dice proprio così.

Gesù tace un momento; poi chiede: "E voi chi dite che io sia?".
La domanda sorprende tutti: alcuni si scambiano sguardi smarriti, altri chinano il capo, pensosi. E' un silenzio difficile da sopportare. Pietro guarda il Signore e i suoi compagni. Quasi tutti credono che lui è il Messia; ma allora perché questi musi lunghi, perché questo silenzio? Non c'è nessuno che ha il coraggio di dirglielo apertamente?
Pietro prende la parola: "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio".
Gesù gli sorride. "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli".
E Pietro ascolta senza capire tutto il senso delle parole di Gesù, le sue promesse, la pietra su cui fonderà la sua chiesa, le chiavi del regno dei cieli. Che vorrà dire?

Gli altri ora sono pieni di timore, ma anche di una grande gioia. Il Maestro ha confermato di essere il Messia! Viene voglia di dirlo, di correre nelle piazze e gridarlo a tutti!
Ma lui dice subito: "Io vi comando: badate di non dirlo a nessuno!". Il suo tono è severo, non ammette discussioni. Poi continua, più calmo e triste: "Devo andare a Gerusalemme e soffrire molto. Il Figlio dell'uomo deve essere riprovato dagli anziani, dai sommi sacerdoti e dagli scribi. Essere messo a morte e risorgere il terzo giorno".

Pietro non capisce: il Messia non può subire questa sorte, non può soffrire e addirittura essere ucciso. Si alza, si accosta a Gesù e lo tira in disparte, poi gli dice: "Signore, ti stai sbagliando! Non dire queste cose, così davanti a tutti... Quello che hai detto non ti accadrà mai!".
Gesù si volta di scatto: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!". Poi torna in mezzo agli altri, indica la strada e si incammina. I dodici si alzano e lo seguono.

Pietro rimane in fondo, un po' staccato dagli altri. E' molto triste e confuso; il Maestro prima lo ha benedetto, poi dopo un attimo lo ha chiamato satana! Mentre cammina con gli occhi bassi, una domanda si fa strada nel suo cuore: "Signore, cosa devo fare per seguirti?".
Appena sono entrati nel villaggio, qualcuno grida: "E' Gesù il Nazareno!", "Il Rabbi di Nazareth!". Subito un accorrere di gente in festa, di malati e di curiosi; saranno almeno quattrocento. E ognuno ha nel cuore la propria domanda.

Ma è a Pietro che Gesù vuole rispondere. Fissa gli occhi nei suoi, poi dice forte: "Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso".
Tutt'intorno si fa un grande silenzio. Pietro comincia a capire il suo errore: lui non ha rinnegato se stesso, ma Gesù, perché le sue parole non gli piacevano!

"Chi vuole seguirmi rinneghi se stesso", riprende Gesù guardando la folla, "e prenda la sua croce".
La croce? che immagine strana! Una scena che avevano visto tutti, qualche volta, da quando c'erano i Romani: la croce che viene caricata sulla schiena del condannato a morte, a una morte vergognosa. Ma ora nessuno capisce perché il Rabbi di Nazareth usi questa parabola.

"Prendete la vostra croce ogni giorno e seguite me!", dice Gesù. "Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà".
La folla rimane in silenzio. I più lontani cominciano a disperdersi, tornano delusi alle loro case. Questo Gesù non doveva salvarli? Scacciare i Romani invasori, portare la ricchezza, farsi incoronare re... E invece parla di croce e di perdere la vita: che salvatore è mai questo?
Gesù aspetta in silenzio che l'eco delle sue parole si disperda. Con lo sguardo segue quelli che se ne vanno; poi si volta e fissa Pietro negli occhi.

Bello guardare quest'uomo grande e forte, pescatore di Galilea, un uomo capace di affrontare le tempeste e la fatica, che adesso con la destra si copre la bocca e la barba, con gli occhi colmi di lacrime come un bambino. Pentimento e amore; ma più di tutto la gioia di avere capito, lo stupore di non pensare più secondo gli uomini, ma finalmente secondo Dio.
E nel suo cuore, così semplice e sincero, adesso è davvero pronto a seguire il Maestro dovunque lui voglia; fosse anche la via della croce.


Alessandro Bortolamasi