Tutto sulla mostra


“ROMANICA”
Arte e liturgia nelle terre di San Geminiano e Matilde di Canossa

Luogo: Modena, Musei del Duomo, Via Lanfranco.

Durata: fino al 1° aprile
Orari di visita da martedì a domenica: 9,30-12,30; 15,30-18,30;
chiuso il lunedì.

Prezzi: Ingresso unico ai Musei del Duomo: € 3.00 intero, € 2.00 per i bambini

Visita guidata e prenotazioni presso Modentour tel. 059.220022; Fax 059.2032688; info@modenatur.it

Catalogo “Romanica”, Edizioni Franco Cosimo Panini
Prezzo del catalogo: alla mostra € 30.00, in libreria € 40.00

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Alla mostra con i bambini

NO, perché non c'è niente che possa catturare la loro attenzione. Eventualmente si possono portare i ragazzi delle scuole medie, ma solo dopo un'accurata preparazione sulle vicende storico-artistiche dell'anno Mille.



 



"Romanica"

Al Museo del Duomo di Modena, una mostra che non spiega
Recensione della Prof.ssa Rita Tonelli


LA PUBBLICITÀ

Alla mostra “Romanica” è stata dedicata una pubblicità a tappeto (all'inizio di dicembre Modena era invasa dai manifesti). Questo ha creato aspettative troppo elevate, destinate ad essere deluse nel corso della visita.

COSA CONTIENE LA MOSTRA

È una mostra di dimensioni ridotte, nella quale sono esposti oggetti di arte minore, molto piccoli.
Possiamo dividere gli oggetti tra quelli che sono abitualmente esposti a Modena - nella stessa o in altre sedi o a Nonantola - e invece quelli che provengono da altri territori.
Di questo secondo gruppo è importante sottolineare il fatto che non sono originari di Modena e che il loro legame con la nostra città è tutto da indagare: risulta quindi poco chiara la loro pertinenza con l'occasione della mostra, cioè il IX centenario della Traslazione del Corpo di San Geminiano.
Le opere originarie delle nostre terre sono sempre e comunque visibili a Modena (il manoscritto della "Relatio de innovatione ecclesie" e l'altare portatile di San Geminiano) o a Nonàntola (le opere del tesoro dell'Abbazia).
Ci sono anche alcune opere "curiose", come la colomba di Frassinoro, che è stata tuttavia a lungo esposta a Nonàntola.
La mostra serve a rilanciare la presenza di alcune opere e a collegarle con altre presenti nei territori di Matilde di Canossa, cercando un legame culturale o "tecnologico" affine, comune. Inoltre è l'occasione per affrontare lo studio di alcuni problemi di storia e di arte romanica in un territorio vasto.

IL LAVORO DEGLI STUDIOSI: UN OTTIMO CATALOGO

Si ricava l’impressione che sia stato un pretesto per riunire grandi studiosi che hanno approfondito la ricerca su tanti oggetti minori e poco studiati, come le piccole croci. Ne risulta un catalogo splendido e ricchissimo.
Il catalogo è formato da due parti. La prima, introduttiva, è composta da diversi capitoli tematici (storia, epigrafia, legature, arredi liturgici, Nonàntola); la seconda è il catalogo in senso stretto, con la doviziosa analisi dei 42 pezzi in mostra.

UNA MOSTRA DIFFICILE E CHE NON INSEGNA

Nella mostra è ben descritto il contesto storico che è alla base dell'arte romanica, contesto in cui si inserisce la figura di Matilde di Canossa.
Ma gli oggetti non sono spiegati, manca l’approccio "didattico": non nel senso scolastico del termine, ma nel senso che non insegna.
Una mostra difficilissima e inaccessibile.
Che non sia una mostra per tutti lo afferma anche lo storico dell'arte Adriano Peroni a pag. 23 del catalogo, dove sottolinea che l'importanza della esposizione è nei "congegni tecnici, nelle sottigliezze esecutive, nei contenuti iconografici... Un'attenzione particolare è richiesta dalla singolare varietà delle tecniche, e dei materiali che si presentano in oggetti di piccole dimensioni che, che vanno visti da vicino e che si vorrebbero poter prendere in mano per rigirarli...".
Una mostra che, così allestita, rimane ad esclusiva fruizione degli specialisti.
Ci sono carenze espositive piuttosto evidenti: mancano indicazioni o note che facciano capire le particolarità degli oggetti esposti o che guidino nel confronto.

AD ESEMPIO...

Ad esempio: il candelabro di Costantino di Limoges, che è collocato normalmente a Modena al Museo Civico, ma proviene da Frassinoro (probabilmente dono di Matilde), è ricco di interessanti spunti di riflessione, come la comparsa della firma dell'orefice, il ruolo di Matilde come donatrice e finanziatrice del Duomo, i temi decorativi di origine orientale.
Così pure le sette croci àstili (quelle che guidano le processioni issate su un'asta), che si possono distinguere fra loro per alcuni particolari della figura del Cristo e della decorazione.
Ecco, questi aspetti sono trattati con cura nel catalogo, ma nell'esposizione sono totalmente ignorati.

COSA VI CONSIGLIO

Se l'argomento vi interessa, avete alcune alternative:
1) Comprate il catalogo. Solo dopo esservelo studiato potrete gustarvi la mostra;
2) Informatevi sulle visite guidate alla mostra;
3) Partecipate al concorso proposto nel box a lato.

 

Rita Tonelli