Il modo di pensare di tanti cristiani, mi fa sorgere il dubbio che Karl
Marx avesse capito più di loro che a Gesù stava a cuore più la
vita eterna, che questa vita temporale.
Marx, figlio del pensiero di Hegel, ripieno di scientismo darwiniano
e fiducia illuminista, elementi tutti che escludono ogni trascendenza,
(che vuol dire l'esistenza di Dio) afferma l'unicità della materia ed
avverte che il nemico assoluto è la speranza posta
in un mondo che viene dopo di questo o meglio
che lo continua trasformandolo.
Gesù Cristo diventa
allora il suo nemico più grande perché, non solo
parla di un altro mondo, ma essendo risorto, sostiene
di possederlo già aprendone la porta a tutti gli
uomini.
Mi spiego meglio: Marx capisce molto bene
che Gesù vuole dare agli uomini non solo la
possibilità di diventare più buoni e giusti per vivere
bene qui sulla terra, ma quella di diventare come
Lui Figli di Dio per possedere la vita eterna.
In tal modo Gesù cambia la speranza umana, perché lo scopo primo non è più quello di costruire una
giusta città terrena, ma è quello di essere già cittadini della città
eterna così che tutto diventa relativo tranne l'unione con Dio. Ne è
prova il martirio che è un perdere la vita pur di non perdere il
Signore.
Ma perché Marx ha capito Cristo più di tanti cristiani?
Perché molti nella Chiesa pensano che Cristo sia soprattutto
un buon maestro di morale che ha il compito di insegnarci
a rendere più abitabile questo mondo (di qui i pacifismi e gli
ecologismi).
Mi ripeto: molti credono che la vera vita sia quella della terra e che
Gesù sia venuto per aiutarci a viverla bene, nella giustizia,
nella pace, con la salute, al punto che se capitano
disgrazie si sentono traditi da Dio.
Marx invece ha avvertito vivamente che Cristo, pur dando
buoni insegnamenti morali, parla di cielo ad un uomo
a cui non basta la speranza terrena, perché essa finisce
e l'uomo ha aspirazioni massime, non richiudibili nel
solo orizzonte umano.
Si capisce allora perché Marx definisca la religione "oppio dei
popoli". Secondo lui infatti il pensare al cielo, fa dimenticare la terra.
Ciò in realtà può valere per una religiosità intimista, ma non per il
cristianesimo che si basa sull'incarnazione, come a dire che per
arrivare alla città futura, occorre passare attraverso questa fatta di
carne umana e viverla fino in fondo, migliorandola.
Tuttavia nemmeno Marx ha potuto fare a meno di Cristo;
infatti ha sentito l'esigenza di parlare della società senza
classi come esito finale, per dare speranza ai suoi che
sottomessi come ogni altro uomo alla morte, potevano
consolarsi attendendo per i loro discendenti, l'alba di un mondo
nuovo di uguaglianza.
È un escatologia materialista, (cioè una speranza finale chiusa
nell'orizzonte della terra) ma pur sempre una speranza perché l'uomo
ha bisognodieternitàper vivere. "
Forse dopo avermi letto, qualcuno sarà ancora convinto che
in fondo ciò che conta è"volerci bene" e " vivere in pace".
All'eternità ci si potrà pensare solo dopo aver messo in
ordine le cose sulla terra.
Anche questo è un materialismo
tremendo.
Don Giorgio Bellei |