L’episodio

E’ successo alcuni mesi fa: un bambino viene ripreso da un anziano per aver messo le scarpe sul sedile dell’autobus; il bambino ribatte: “Taci che non capisci niente”.
Quando ho sentito la notizia, mi sono ritornate in mente alcune immagini della mia infanzia relative agli anni ’50; mi ricordo che quasi tutti gli adulti mi mettevano soggezione, ero sempre indeciso se dare loro del “tu” o del “lei”, e se mi rivolgeva la parola un estraneo andavo in confusione.
Oggi con questo senso di falsa confidenza il tu lo si da quasi a tutti. Questo abuso di pronome è stato il primo attacco al cuore del ruolo.
Ora questo bambino non solo dava del tu ad un adulto, ma addirittura lo apostrofava come se fosse un demente.
Questo mi ha fatto pensare come sia in crisi il concetto di autorità, inteso come autorevolezza, esperienza maturata con la vita vissuta e con le cognizioni apprese.
Di conseguenza anche i ruoli intesi come figure carismatiche si sono disgregati lasciandoci in balia di un completo relativismo gerarchico.


Il declino dell’autorità

Riflessioni di Mauro Poli
La crisi dell’autorità


Quando e perché è andata in crisi l’autorità?
Penso che all'inizio ci sia stata una reazione ai regimi dittatoriali del secolo scorso: l’autorità incarnava una figura gerarchica che abusava della sua forza per far compiere ai sottoposti azioni deplorevoli o delittuose; nel contempo veniva tolto ogni spazio al metodo democratico nella gestione della politica.
Ai processi di Norimberga e Tokio è emerso che obbedire agli ordini non era più un alibi, come pretendevano i gerarchi nazisti e giapponesi.

La crisi dell'autorità emerge anche da episodi di maleducazione in autobus...

Poi alcuni moti di ribellione si sono visti negli anni ’50 con l’avvento della musica rock soprattutto in America tendenti alla ricerca di emancipazione dal punto di vista sessuale. D’altro canto, nel corso dello sviluppo dell’uomo vi è sempre un periodo post-adolescenziale in cui vi è una forte contrapposizione nei confronti dell’autorità famigliare.

 

La tempesta del Sessantotto

Ma il colpo di maglio definitivo è stato inferto dal '68 e dai moti studenteschi; dietro la famosa frase “la fantasia al potere” si nascondeva una delle più subdole menzogne ideologiche degli ultimi anni. Menzogna per due motivi:
1) perché per “fantasia” occorreva leggere “trasgressione”;
2) perché dietro “potere” occorreva leggere “dittatura”.

Comunque i primi a patire delle delegittimazioni sono stati gli insegnanti: negli istituti superiori e nelle università sono iniziate le famigerate autogestioni, che altro dire non vogliono che l’insegnante veniva sostituito da studenti politicizzati e ignoranti che avevano la pretesa di salire in cattedra e demolire sistematicamente quanto appreso fino allora. L’istituto della autogestione è vivo e vegeto anche ai nostri giorni.

L’attacco al sistema meritocratico

Nel contempo è stato messo sotto accusa il sistema meritocratico.
Questo progetto è stato attuato con l’approvazione delle organizzazioni sindacali anche nel mondo del lavoro in cui si proponevano aumenti per tutti anche nell’industria privata. Nella scuola si è sviluppato il famoso 6 oppure il 18 politico. Questo altro non è che una rinuncia all’esercizio dell’autorità decisionale, con la preoccupazione forse di mantenere il ruolo altrimenti messo in discussione dalla politica del momento.
Anche i decreti delegati hanno contribuito ad affossare l’autorità degli insegnanti: l’elezione dei genitori e degli studenti ha segnato l’ingresso dei dilettanti nella gestione della scuola: parafrasando una frase di von Molke mi verrebbe da dire: “L’insegnamento è una cosa troppo seria per darla in mano ai professori”.

Il “padre-amico”

Un altro fenomeno di chiara derivazione sessantottina è la elaborazione di un modello educativo (espresso al meglio dal pedagogista Marcello Bernardi) in cui si indicava l’autorità come un ostacolo alla libera crescita dell’individuo imponendo agli educatori la rimozione di ogni ostacolo alla libera espressione dei bambini.
Mi viene da chiedere: che fine ha fatto il metodo Montessori?
Da qui (e da un sempre maggiore coinvolgimento dei padri nella crescita dei figli) è derivata la figura del padre amico e confidente che tanto ha fatto discutere i sociologi di oggi. E’ evidente in questo caso che assistiamo ad una confusione di ruoli fra il padre e amico.
I danni provocati dai “figli dei fiori” sono sotto gli occhi di tutti: l’immaturità e mancanza di regole etiche nelle ultime generazioni sono il frutto della mancanza di guide morali da parte dei padri (e delle madri).
Si è evitata la fatica di educare demandando alla scuola (sempre più sotto pressione) e addirittura alla televisione la proposta dei modelli di comportamento. Non ci deve sorprendere allora l’insorgere del bullismo fra i maschi (il modello violento) e l’esibizionismo fra le femmine (il modello erotico) proposto dalla cinematografia e dalla tv.

Il sindacalismo familiare

Altro fenomeno dovuto alla demonizzazione dell’autorità è il cosiddetto sindacalismo familiare: il genitore prende sempre e spesso acriticamente le parti del figlio delegittimando il maestro e il professore ove si trovino a riprendere l’alunno. Si comincia con velate critiche a casa e si finisce picchiando il preside a scuola.
Non si pensa che un figlio privato dell’autorità viene defraudato di un valore prezioso quale sono i punti di riferimento; come una nave che ha bisogno per fare la rotta delle stelle o del sole anche il comportamento di un individuo nella società ha bisogno di regole chiare espresse senza sosta nel corso del suo percorso educativo.
E’ chiaro che è più facile cedere, soprassedere, essere tolleranti: soprattutto quando si è stanchi o esasperati da situazioni familiari complesse; ma il processo educativo ha alcune regole ferree e cioè che il piccolo cedimento di oggi darà origine domani all’arretramento su tutti i fronti.
E bisogna cominciare subito, non aspettare che i figli abbiano raggiunto l’età della ragione.

Una possibile conclusione

L’azzeramento dell'autorità tende ad aumentare nel tempo: generazioni di imbelli non possono che trasmettere modelli imbelli.
Ma io sono fiducioso in un’inversione di tendenza quando l’inerzia e la maleducazione avranno raggiunto livelli intollerabili.
Purtroppo, trattandosi di comportamenti individuali, ci vorrà moltissimo tempo e molta sofferenza.
A Dio piacendo.

Mauro Poli