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Cremazione ed esequie religiose

E' in uso da almeno un anno un sussidio per i sacerdoti in caso di funerali , dal titolo,“Proclamiamo la tua Risurrezione ” Esso è stato presentato il 17 aprile scorso (cfr.” Nostro Tempo” n. 17 pag. 7).
La parte veramente nuova è il capitolo sesto “funerali in caso di cremazione” , perché nel 1975, quando fu promulgato il nuovo rito delle esequie, la cremazione pur essendo permessa dal 1963, non era ancora divenuta un fenomeno di costume come oggi, a trent'anni di distanza.

Nell'introduzione del capitolo, alle pagg. 114 -117 sono esposti dei criteri che faranno di certo discutere. Occorre innanzi tutto conoscerli.

Spero poi che anche attraverso le lettere a questo sito, si possa aprire un dibattito a cui io risponderò .

Si inizia col dire che pur essendoci dei cambiamenti in atto, la Chiesa ha sempre privilegiato la sepoltura del corpo del defunto, che rimane la più idonea ad esprimere la fede e come tale deve essere presentata. La Chiesa non si oppone alla cremazione, in assenza di motivazioni contrarie alla fede, ma questo punto va chiarito e non dato per scontato.

Vengono espresse poi motivate perplessità di fronte alla prassi di spargere le ceneri in natura, dicendo che la Chiesa ha molti motivi per essere contraria (sic) a simili scelte che possono sottintendere mentalità panteistiche o naturalistiche. E si parla della persona: Dio e l'uomo sono persone e non parte di un tutto.

Infine dopo aver ribadito la fede nella risurrezione personale dei morti e la dignità del corpo, seguono delle indicazioni pastorali.

La settima di esse afferma testualmente che “avvalersi della facoltà di spargere le ceneri in natura o conservarle in casa,…… comporta la privazione delle esequie ecclesiastiche"

Dato che tale fenomeno già presente, crescerà, conviene trovare una uniformità di comportamento, senza la quale si genera solo confusione. Se è la prassi che dimostra la fede, anche gli usi nel culto dei morti dimostrano la fede, che per un cristiano non è solo quella della sopravvivenza dello spirito, ma quella nella Risurrezione personale dei morti, come frutto della Risurrezione di Cristo.

 

Don Giorgio Bellei

 

 

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