Dice il Parroco


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L'Islam a scuola: ulteriore cedimento

Una religione con principi contrari alla libertà e al concetto di persona

Quei politici che propongono l'ora di religione islamica nelle scuole, mi sembra vivano nel mondo irreale delle fate.
La motivazione che portano è che così gli studenti verranno preservati dal fondamentalismo.

Essi, o non hanno letto nulla del Corano oppure sono in mala fede.
Il libro sacro dell'Islam infatti guarda l'infedele dall'alto in basso e quando lo tollera, lo obbliga a pagare una tassa privandolo del diritto di partecipazione alla vita pubblica. Ma soprattutto afferma in più “sure” che l'infedele che non vuole convertirsi, va ucciso, giustificando così la morte data a tutti coloro che non sono come lui.

Ne deriva che il Corano ha in se stesso una radice fondamentalista, che non può essere tolta ,se non sconfessandola. In più non rispetta le libertà civili, come quella di scelta religiosa e di affermazione della donna, che è vista come un possesso dell'uomo (vedi la poligamia).
Chi la insegnerà potrà scostarsi da ciò che viene detto nelle moschee e proporre una lettura interpretata del Corano? Sappiamo tutti che non esistendo nell'Islam una autorità che possa interpretare il libro sacro, esso va letto solo alla lettera.

Quanto alla religione cristiano cattolica, essa è quella storica degli italiani e come recita il Concordato, va proposta, a chi liberamente la sceglie, come strumento culturale e non di fede, per comprendere alcune linee portanti della cultura italiana.

Ma in questo paese di fate, vive spesso anche la Chiesa .
In ogni parrocchia, compresa la mia, si distribuiscono aiuti di ogni genere a bisognosi che in piccolissima parte sono modenesi e per più di due terzi sono musulmani.

Tutti hanno diritto di vivere e le necessità di cibo o di aiuti primari non hanno né partito né religione. Tuttavia perché non invitare ufficialmente la comunità musulmana che è ben organizzata, potente e con qualche mezzo se pensa di costruire un centro islamico comprensivo di una struttura per giovani, simile ai nostri oratori parrocchiali, a farsi anche lei carico dei suoi poveri, assistendoli con gli stessi aiuti che diamo noi, compreso il denaro per mangiare, andare a fare la doccia e pagare il bus? I preti e gli amministratori che parlano tanto di pace, perché non la invitano a prendere le distanze dalle azioni terroristiche dei talebani?

La carità, per la quale usiamo tempo, personale e fondi, deve servire per rendere indipendenti coloro che ne usufruiscono.
Chiedono il voto e non sono capaci di organizzare una minima struttura di assistenza? Non pretendo che diventino autosufficienti, ma che si diano una mossa e se hanno bisogno per partire troveranno il nostro aiuto e , ne sono certo, anche quello della Pubblica Amministrazione sempre attentissima a fustigare i ricchi ingiusti, per favorire i poveri.


Don Giorgio Bellei

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