Dagli scritti
di Papa Ratzinger

La messa col messale del 1962

[...] Questo Messale non è mai stato abrogato [...]
Nel movimento guidato dall’arcivescovo Lefebvre esso divenne segno di spaccatura, [...] ma anche molti con profonda formazione liturgica rimanevano fortemente legati ad esso. Si trattava di persone che accettavano il Vaticano II e che erano fedeli al Papa e ai Vescovi.
Questo attaccamento all’antico Messale avvenne anzitutto perchè in molti luoghi non si celebrava in modo fedele alle prescrizioni del Nuovo, giustificando o addirittura imponendo la creatività che spesso portò a deformazioni della liturgia al limite del sopportabile.

Oggi anche molti giovani scoprono questa forma liturgica e si sentono da essa attirati [...].

Si ha l’impressione che [in Campo liturgico] non sia stato fatto tutto per conservare l’unità e le omissioni nella chiesa hanno avuto la loro parte di colpa in queste divisioni.

Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum. Nella storia della liturgia c’è crescita... ma non rottura.

(cfr. Lettera del Papa ai vescovi del mondo per presentare il “motu proprio” - ed. Libreria Editrice Vaticana, pp. 24, 25 e 29)

[...] Il divieto del messale antico ha provocato una rottura, le cui conseguenze potevano essere solo tragiche. [...] Si è fatto a pezzi l’edificio antico e e se ne è costruito un altro sia pure con il materiale di cui era fatto l’antico [...], ma il fatto che esso sia stato presentato come contrapposto al precedente e che si vietasse quest’ultimo, ha comportato per noi danni estremamente gravi.

(cfr. Joseph Ratzinger, “La mia vita”, Edizioni San Paolo - 1997, pp. 111-112)

Rivolti al Signore!

L'orientamento dell'altare

Il nostro duomo, come la maggior parte delle chiese costruite secondo criteri liturgici e laddove è possibile, è orientato, cioè l'abside guarda a oriente.

Questo per aiutare i credenti a ricordare SEMPRE che sono in attesa del Signore che viene, e che, nell'attenderLo, devono volgersi tutti verso di Lui.

Durante il Divin Sacrificio, cioè la S.Messa, Cristo viene tra noi, facendosi presente in modo reale, pur misteriosamente celato dietro la povertà delle specie eucaristiche.
E' per questo motivo che anche il Celebrante, fino alla riforma liturgica (anni '70), dall'offertorio alla Consacrazione, cioè fino a che Cristo è presente sull'altare, stava voltato verso di Lui, orientato, verso oriente, appunto, come la gente.

Dunque, in questo modo, si deduce che il celebrante sta davanti al suo gregge e lo guida incontro a Cristo che viene.

Questo ha un grande significato. L'essere a Messa "tutt'intorno" non ha fondamento nè teologico nè liturgico.
Il fatto che la Messa sia diventata solo banchetto e non più sacrificio la dice lunga su quanto lontano sia finita la Chiesa: se dal cristianesimo si desacralizza il sacro, è come togliere globuli rossi, bianchi e piastrine dal sangue...non rimane più nulla...

Neanche la Sacrosanctum Concilium ha dato indicazioni nella direzione che ha preso la Messa negli ultimi 40 anni.
Pensate, la lastra dell'altare del duomo (quella in fotografia), che è l'altare più antico della città, appartenendo esso alla cattedrale precedente a quella attuale (immaginate quante migliaia di volte, in più di 1300 anni Cristo si è fatto presente su QUELL'altare lì) è concavo, a ricordare gli altari sui quali avvenivano i sacrifici e che dovevano raccogliere il sangue della vittima sacrificata.

Per noi, la vittima innocente, l'agnello immolato è Cristo. S.Pio da Pietrelcina piangeva durante la Consacrazione, perchè riviveva il venerdì santo sul Golgota. Si, l'altare è il Golgota! Solo DOPO é anche mensa. Vi invito a leggere quanto diceva il Santo Curato

d'Ars sulla Messa. Ma, in generale, leggete qualunque cosa scritta da qualunque Santo della storia a riguardo della Messa e sarete confortati che quanto modestamente affermo non è opinione personale.

Mi guarda bene dal proporre idee personali sulla liturgia.
Da questa foto, scattata al mattino, il sole che sorge entra dalla finestra centrale del nostro duomo, creando una forte suggestione.
L'arte e l'architettura, quando sono a servizio del Mistero, onorano nel migliore dei modi la loro vocazione.

Nella S.Messa deve risplendere la bellezza, in tutti i modi possibili. Il Curato diceva, riferendosi alla bellezza nel rito: "Nulla è troppo bello per Dio".
Egli era conosciuto a Lione per essere il cliente che spendeva maggiormente in paramenti, incensi ecc... poi viveva miseramente, ma per Dio solo il meglio, anche se non basta mai...(pensiamo all'episodio di Marta e Maria).

Per quanto riguarda l'orientamento della celebrazione, da indiscrezioni, pare che la Congregazione per il Culto Divino, cioè il papa, promulgherà alcune norme che ripristineranno l'orientamento di celebrante e popolo orante (la parola assemblea mi fa inorridire, perchè mi evoca le SpA, i Sindacati e le liti condominiali, tutte cose non sacre...) a partire dall'offertorio fino all'Agnello di Dio.
Mentre dal saluto iniziale fino a tutta la liturgia della parola, preghiera dei fedeli inclusa, il celebrante dovrebbe porsi lateralmente.


Benedetto XVI vuole fare ciò che ha sempre affermato da cardinale: egli vuole fare la riforma della riforma: vuole ripartire dai documenti del Concilio e applicarli sine glossa, senza creazioni estrose ed arbitrarie. Il Divin Sacrificio, come lo chiamava il Santo Curato d'Ars, non è un canovaccio libero, tipo commedia dell'arte, su cui ci si può sbizzarrire nelle creazioni, bensì è un dono che ci viene dall'Alto e col conseguente rispetto va accostato.

Mi chiedo come la CEI potrà ancora avallare l'edificazione di chiese, concepite in modo tale che al centro ci sia l'uomo, anzichè Dio.
Se al centro della nostra vita c'è Cristo allora la nostra vita è piena, in ordine, in pace e nella gioia. Se al centro mettiamo noi stessi...beh, guardiamoci attorno...

Benedetto XVI sa che la riforma della chiesa parte dalla riforma della liturgia, cioè da come l'uomo si rapporta a Dio.

Grazie dell'attenzione.

Daniele

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