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Il "no" ai minareti in Svizzera

 

Assieme alla notizia che la Svizzera ha detto no ai minareti, viene associata quella che la Santa Sede si è detta contraria.

La notizia è vera, ma merita di essere letta come l'Osservatore Romano il 30 novembre la scrive e tenere presente che il quotidiano della S. Sede non esprime un parere della sua redazione, ma riporta quello dell'Episcopato Svizzero. Gli esperti in materia sanno che la cosa fa la differenza. Lo abbiamo visto anche a proposito della penosa vicenda di Dino Boffo, direttore di Avvenire.

Dunque il giornale vaticano, scrive testualmente: “ una tendenza, (quella del rifiuto ai minareti) che complica le cose per i cristiani che vivono in paesi islamici dove la libertà religiosa è già limitata.”
E più sotto: “Quelli che sostenevano il referendum, dicono che la religione deve essere una cosa privata; ognuno può pregare dove vuole, ma non in luoghi pubblici” Ma, continua l'Osservatore , “la religione non può essere un fatto privato.”

Già queste due osservazioni, spiegano meglio la presa di posizione dei vescovi svizzeri.
E' evidente che la Chiesa deve difendere la libertà religiosa, perché i cristiani stessi la rivendicano per sé, ma non le interessano solo i minareti quanto piuttosto affermare una visibilità pubblica della fede, contraria al pensiero relativista odierno.
Non c'è nemmeno equiparazione tra le religioni affermando che vanno tutte bene perché sono tutte in parte buone. L'uomo ha il dovere di cercare la Verità, la quale non può essere frutto di sincretismo, come recita il concilio Vat. II.

Mons. Vegliò che è il presidente del Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti, ha dichiarato in un'intervista rilasciata oggi al quotidiano “il Giornale” che se per la Chiesa la libertà religiosa è un diritto fondamentale”, è altrettanto “assolutamente legittimo che gli stati consultino i cittadini su questioni che riguardano la convivenza...La maggioranza si è espressa in quel modo ed occorre prenderne atto.” Poi ha concluso: “Noi cattolici, dobbiamo essere più incisivi e parlare più spesso della situazione in cui vivono i cristiani nei paesi islamici. Dobbiamo chiedere che la libertà religiosa sia sempre rispettata”.

Insomma su fatti di Chiesa le notizie vanno lette in profondità, perchè capirle solo a metà, è peggio di non capirle affatto.

La Chiesa difende principi indiscutibili, non minareti. Non si schiera a favore di nessuno nel gioco politico. E' cosciente che sono bugiardi coloro che la tirano in ballo per avere ragione sul tema dell'immigrazione e poi la combattono sulla vita e sulla famiglia. Libertà e visibilità della fede riguardano anche il Crocifisso in Italia. In Svizzera non è in discussione la libertà di culto, ma solo un'espressione architettonica di essa. La Chiesa la difende non solo in Svizzera ma in tutto il mondo, anche in Turchia dove le chiese non sono mai visibili dalla strada perché sempre nascoste o in Arabia Saudita dove non si possono costruire. Tocca ai governati trattare la reciprocità perché tutti i cittadini hanno gli stessi diritti in ogni parte del mondo. E se reciprocità non c'è, è sbagliato concedere diritti.

I politici nostrani che si strappano le vesti per l'Islam, lo fanno anche per il cristianesimo? Se difendono i minareti, difendano anche i cristiani dagli oltraggi che ricevono attraverso la pubblicità e le bestemmie continue in luogo pubblico. Chi non condivide la scelta della Svizzera lo fa affermando che in questo caso esiste una verità (la libertà religiosa) più grande del parere popolare.

Va però sempre ricordato che il numero, da solo, non fa la verità e nel caso dell'aborto ciò è chiarissimo. Al di sopra delle maggioranze, c'è sempre la legge di natura. Anche la democrazia è vincolata da essa.

Mi auguro poi che chi si scalda per difendere i minareti, non siano gli stessi che hanno proibito al Papa, di parlare da uomo libero all'università della Sapienza a Roma. Per di più con ampia possibilità di critica il giorno dopo sui mezzi di comunicazione.

Aggiungo una verità scomoda e non politicamente corretta.
L'Islam in 1400 anni di esistenza ha cercato tre volte di conquistare l'Europa ed oggi non ha molta voglia di integrarsi, (visto come tratta le ragazze che si innamorano di occidentali). Desidera piuttosto che noi lo facciamo nei suoi confronti. Questo è un problema oggettivo e l'Europa che vede arrivare gente che non vuole discutere sui diritti fondamentali dell'uomo e della donna, può averne paura. Non per questo dobbiamo chiuderci al migrante e al “diverso”. Tuttavia anche il migrante deve sottoscrivere i principi assoluti di libertà e di rispetto della persona che sono una conquista ed un “portato” dell'Occidente.

 

Don Giorgio Bellei

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