Infuria in questi giorni sui giornali cittadini una polemica innescata da una lettera del Parroco di San Giovanni Evangelista (quartiere di viale Gramsci), che partendo dal tragico delitto di Brodano –Vignola, che vede coinvolto un sacerdote, accusa i preti di smodato attaccamento alle ricchezze.
L'accusa è fatta in modo sufficientemente velato per non offendere nessuno ma anche sufficientemente chiaro.
Tuttavia questa accusa è falsa.
Il Parroco da la sua risposta e ti dice perché. Caro don Dino, molti credono che la tua lettera contro i preti affaristi sia stata scritta ora. In realtà è da due anni che fai circolare una lettera molto simile. L'hai ritirata fuori adesso dopo il terribile fatto di Vignola e non dimostri molto senso di fraternità verso un confratello colpevole, ma pur sempre confratello. Era meglio parlare dopo l'emissione del giudizio. Non è vero che i preti siano ricchi e vivano da affaristi. Qualcuno c'è, ma la gente sa che le mele marce si trovano in ogni cesto buono. Tu hai indicato nella sola chiave economica il movente del suo crimine e l'hai usata per giudicare il clero. I processi si fanno nelle aule, non sulla stampa. Dal processo potrebbe risultare anche un‘altra motivazione per il delitto.
Le tue parole aspre,senza farvi riferimento, avvallano l'intervista della sedicente fidanzata. Ma quello che lei afferma, compreso il suo rapporto amoroso, ha bisogno di prove. Nel caso contrario, il suo parere vale quanto quello di un altro. La questione centrale è però che tu generalizzi indebitamente. Non è vero che i preti vivano da ricchi. A questo slogan del vecchio P.C.I pochissimi credono ancora. Gli “stipendi” del clero sono controllabili dai laici (come sembra suggerire Nostro Tempo). Ma soprattutto è controllabile la loro vita che è sempre sotto gli occhi e le critiche (non sempre giuste) di tutti. Qualcuno può eccedere nell'attaccamento al denaro, ma la quasi totalità di loro vive una vita più che sobria. Anche la risposta della Diocesi su “Nostro Tempo”, benché vera, suscita perplessità. Lascia intendere che la causa dell'omicidio di Brodano sia stata la managerialità, ma questo, come già ho detto, è ancora da appurare. In più tralascia di affermare con forza che il rapporto del clero con i beni mondani è sano, nonostante alcuni casi bacati. Il prete è povero non solo perché ha uno stipendio medio basso, ma per tanti altri motivi.
I preti si pagano le utenze che non sono a carico della parrocchia, poi non si appartengono perché sono sempre sotto pressione e debbono rispondere sempre “presente”. La sera inoltre ricominciano da capo. Non possono avere orari, (parlo di quelli che abitano in canonica tra la loro gente, non di chi vive in ambiente protetto e va in parrocchia in tempi stabiliti, come se andasse in ufficio.)
Mi dirai che anche in famiglia non ci sono orari, ma il campo di azione di un uomo medio non è grande come tutto il quartiere in cui abita il parroco, o come le 3 o 4 parrocchie più piccole che gli vengono affidate.
Tu dici che il prete è tutelato. E' vero, ma si è donato alla Chiesa rinunciando alla sua libertà.
Abbiamo iniziato tutti facendo i cappellani in casa di un parroco, più anziano e con le sue vedute.
Avevamo un stipendio, ma pagavamo i servizi e non eravamo a casa nostra. Nella tua lettera di due anni fa tu dici che i giovani non si sposano per mancanza di denaro. Ma una grande quantità di essi potrebbe farlo se restassero in casa con i genitori per un po' come fanno i cappellani, per poi sistemarsi appena possibile. E' “ il per sempre” che spaventa, più della mancanza di soldi. In definitiva il tuo modo di parlare di povertà sa molto di marxismo (il quale non è per nulla l'ideale della povertà cristiana) e non vorrei che qualcuno, che forse oggi resta perplesso delle tue parole, 42 anni fa nel 68 ti abbia dato ragione. Sapevi già che non avrei condiviso il tuo scritto, ma sai anche che io vivo “povero” come te. Infatti anche io mi arrangio da solo in canonica ed ho il tuo stesso stipendio. Come te cerco di “fare del bene” in particolare ospitando persone.
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