Lettere Aperte
 
Pedofilia



Da Don Giorgio

L'organo della Chiesa

Cara Signora Valeria,
grazie perché lei è lettrice assidua del nostro sito ed anche perché  dice cose intelligenti.

Se legge bene il mio intervento, non vi è detto assolutamente che tutta la colpa della pedofilia sia da attribuire al 68. Anzi vi si afferma , nel secondo paragrafo, citando l'Osservatore Romano, che le radici di questa devianza stanno nella natura ferita e lussuriosa dell'uomo.

L'intelligenza del suo intervento sta nel fare appello alla coscienza dell'uomo che può sempre distinguere il bene dal male. Questo è un discorso in controtendenza perché la cultura relativistica odierna tende a togliere la responsabilità personale, giustificando tutto ed eliminando il castigo.

Il Papa a Fatima ha ribadito un concetto ragionevole, da lei ricordato, e cioè che il perdono richiede la giustizia, la quale esige la riparazione del danno che si ottiene  scontando la pena.  Anche questa idea  è coraggiosa e in controtendenza.
Come vede accetto con gioia quanto lei mi dice.

Il mio scritto dunque, nonostante il titolo, non afferma una stretta relazione di causa ed effetto, tra pedofilia e 68 ma mette in luce un aspetto tragico e cioè che il 68 rendendo lecito tutto con il suo slogan”vietato vietare” e con la sua rivoluzione sessuale,  ha contribuito non poco alla confusione ideale e allo scardinamento dei valori. Fatti questi che hanno favorito il pensiero che tutto fosse lecito. Compresa la pedofilia.

Esistono molte opere in letteratura, di critica oggettiva e seria al 68.
Se crede, privatamente potrei indicargliele.


Pedofilia



Da Don Giorgio

Pedofilia: solo colpa del 68?
Buongiorno, vorrei fare un commento alla lettera di Don Giorgio sulla Pedofilia come regalo del '68.

Non mi si venga a dire che è tutta lì la colpa! Dove mettiamo la ragione umana che sa e deve discernere il bene dal male? Dove mettiamo il clero che per primo dovrebbe dare l'esempio dimostrando di avere tutta la fede necessaria per non cadere in tentazione?
Ci si aspetta da loro, ancor più che dalla gente normale, il buon comportamento.

Sono schifata di fronte a quel vescovo belga che chiede scusa dopo le dimissioni e l'ammissione di colpa: pensa davvero che sia sufficiente? Aver rovinato una vita è un peccato che si redime così?
La ragione umana chiede e vorrebbe una punizione che almeno gli faccia tanto male quanto lui ne ha fatto. E spesso la ragione umana non sa perdonare.

Possiamo ridurre tutto a ''regalo del '68''? Questo tipo di comportamento non è mai esistito prima? Sappiamo tutti che non è così, che anche prima del fatidico anno la pedofilia esisteva, inconfessata, in moltissimi ambienti.
L'omertà era il coperchio che la nascondeva, secondo me. Non è forse questa causa peggiore?

Grazie dell'ascolto.

Organo



Da Andrea C.

L'organo della Chiesa

Reverendo Parroco,
ho veduto le foto delle vetrate della Sua nuova chiesa e mi congratulo per la fattura delle stesse e per l'impostazione ecclesiale dell'insieme.

Non ho veduto nelle foto della chiesa l'Organo: mi interessa essendo io direttore di coro.
Quale casa organara ha realizzato l'Organo?

La prego di ricordarsi di me nelle Sue preghiere.


Mons. Tettamanzi



Da Gianni C.

Una precisazione su Mons. Tettamanzi
Gentile redazione,
ho letto l'articolo di don Giorgio Bellei,nelle due versioni, riguardante il saluto a Mons. Cocchi.
In quella presente nel sito della Parrocchia è citato con tono critico Mons Tettamanzi, arcivescovo della Diocesi di Milano in quanto non avrebbe presentato le dimissioni al compimento del 75° anno di età.

Per rispetto alla verità ed alla persona citata, segnalo che Mons Dionigi Tettamanzi ha compiuto 75 anni il 14 marzo 2009. Il giorno successivo ha presentato al Papa, in base alle norme del diritto canonico, le dimissioni dalla guida della diocesi di Milano.
Il 9 aprile 2009 è stato confermato dalla Santa Sede alla guida dell'Arcidiocesi Lombarda per altri due anni.

Questi dati sono facilmente reperibili sia da parte dell'Autore che dalla Redazione, presso: Wikipedia (biografia di Mons Tettamanzi); Corriere della Sera 15.03.2009 cronache di Milano; SIR (Servizio Informazione Religiosa) 09.04.2009.

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L'autore ringrazia, si scusa della imprecisione. Assicura più attenzione per il futuro.

Preghiera



Da Angelo

Richiesta di preghiera
Reverendo Padre le chiedo una Preghiera per Svegliare e Guarire mia sorella AnnaMaria di 39 anni mamma di due bimbe che versa in gravi condizioni all'Ospedale di Catania.
Per un cavernoma al cervello, tarda a riprendere conoscenza, e dopo aver ripreso conoscenza dovrà essere operata. Ho intrapreso un percorso di redenzione e prego incessantemente, ma la situazione è seria e ho bisogno di aiuto.

Per questo sto scrivendo a molte Parrocchie per chiedere di ricordarci nella Preghiera e anche nella speranza che la possiate inoltrare questa mail a dei Padri Carismatici come il compianto Padre Tardif al fine di ottenere che questa mamma torni dalle sue figlie.

Intanto il primo passo ci dicono i medici è che si risvegli senza problemi, poi saremo sempre in pericolo ma il primo passo è questo. Pregate perchè intanto ci arrivi la notizia che Anna si è Svegliata.

Vetrate



Da Valeria

Complimenti per le vetrate
Desidero esprimere tutta la mia approvazione per le splendide vetrate che vedo da qualche tempo.
Già mi accorsi dei 'volti noti' in esse raffigurati, e concordo appieno con Don Giorgio nell'affermare che è usanza 'storica' raffigurare donatori e personaggi famosi. I posteri sapranno dunque chi fece cosa, e questo è anche storia quotidiana che accompagnerà i bimbi parrocchiani di oggi nel loro viaggio nel futuro.

Non nascondo che per un istante ho pure io pensato che altre erano le emergenze da risolvere (ben visibili), ma ho anche ragionato che il capolavoro a colori fosse stato possibile grazie a donazioni con fine ben preciso e specificato, dunque non negoziabile.

Complimenti vivissimi per questo gradito ritorno ad un'architettura classica nella vostra chiesa dall'aspetto 'futuribile': è un connubio molto piacevole, ben progettato ed eseguito.
Oltretutto, fa da sprone ed incita a pensare di far qualcosa, concretamente, anche per i parrocchiani 'extra-comunitari' come me.

Buona continuazione! Saluti,

Medjugorie



Da Don Giorgio
(10/11/2009)

Una testimonianza

Caro signor anonimo,
non sarebbe giusto risponderti perché è disonesto parlare e poi nascondersi.
Tuttavia dato che tocchi un argomento caldo lo faccio.

L'ultima affermazione è esagerata. Il numero più alto di preservativi si ritrova nelle ammucchiate di giovani che aspettano un concerto, o nei bagni delle discoteche. Tuttavia se tu conoscessi la mia predicazione sapresti che ho criticato più volte le GMG. Non in sé stesse ma perché, giocando sul sensazionalismo e l'effetto gregge (ci vado anch'io, perchè ci va il gruppo) non producono continuità.
La fede cristiana gioca sui singoli e non sulla massa, in quanto la conversione è sempre personale. La Massa è emozionale.

Gesù è in tutte le Chiese (sempre più vuote tranne che nelle Messe) e la fede non si può basare su Medjugorie. Hai pienamente ragione.
Tieni però conto che la fede non può basarsi nemmeno su Madre Teresa di Calcutta o sulla buona testimonianza dei Cristiani.
La fede è un adesione personale a Dio con ragione e cuore.

La testimonianza di carità però può aiutare ed allora perché non dovrebbe dare un po' di aiuto anche Medjugorie?
Molti giovani che ci vanno dopo cominciano a confessarsi e ad andare a Messa anche ai giorni feriali. Ne conosco tanti. Cominciano ad andare in chiesa personalmente per adorare Gesù Eucaristia. Questi frutti sono buoni.

La Chiesa non ha ancora emesso un giudizio, perché le apparizioni (se ci sono) non sono ancora finite.
Tuttavia non ha proibito. Se ci fosse un attentato alla fede, Madre Chiesa sarebbe già intervenuta.

Giovanni Paolo II a livello personale credeva a Medjugorie.
Tra Medjugorie e le GMG c'è la differenza che le prime sono anche un grande spettacolo con ingredienti giovanilistici ad iniziare dalla musica. La seconda è una nuda e dura realtà di preghiera personale, confessione, e adorazione eucaristica.

Comunque nessuno può imporre di credere a Medjugorie perché essa non è un articolo di fede. La fede è ciò che è contenuto nel Credo e nei pronunciamenti del Magistero.

Ma chi oserebbe dire che Dio non può agire anche in altri modi, che come nel caso in oggetto, non contraddicono la fede?


Medjugorie



Da Ap
(01/11/2009)

Una riflessione

Salve a tutti,
Io volevo porre una riflessione: c'è tanto clamore per ciò che succede a Medjiugorie, tutti fanno dei veri e proprio salti mortali per arrivare fin lì, si organizzato pulman pertenze di massa, si dice che li avvengo in maggior numero di conversioni, a me tutto ciò non convince.

Io dico che Gesù noi lo abbiamo in tutte le chiese, lo vediamo nell'eucarestia, c'è bisogno di recarsi a Medjiugorie ?
Anzi aggiungo che chi a bisogno di Medjiugorie per credere è un miscredente; Allora che facciamo se queste apparizioni un giorno dovessero terminare non crediamo più; Dal mio punto di vista la fede e basata su altro.

Un altro reclamo e su questi incontri di giovani cristiani, si radunano in migliaia per queste giornate, ma tante volte si ferma li, anzi, il maggior numero di presarvativi usati è stato trovato durante la gmg2000?? Non vi sembra che stiamo un pò esagerando??


Vita Cristiana



Da Don Giorgio
(05/11/2009)

Lettera aperta del parroco

E' il parroco, questa volta, che scrive una lettera aperta.
Prendo lo spunto dalle parole del card. Bertone sulla vicenda del Crocifisso a scuola di cui anche io parlo nella rubrica apposita su questo sito.
Egli ha detto che il laicismo del parlamento europeo, ci toglie i valori autentici e ci lascia solo le “zucche vuote”.
Il riferimento alla festa di Hallohooven è evidente. Nelle lettere aperte del nostro sito ne abbiamo parlato a lungo due anni fa e forse si trova ancora materiale in archivio. Tra le lettere arrivate, qualcuna diceva che si stava esagerando su un fenomeno tutto sommato innocuo. L'attacco (per altro educato) era al parroco che drammatizza sempre tutto. Non è così se tra i tanti esempi, anche ben più gravi, che si potevano addurre, è stato scelto proprio quello delle zucche.

Ampliando il discorso dirò che 20 anni fa si diceva che esageravo sulla discoteca che porta a sesso sfrenato a droga ed alcool e alle stragi del sabato notte. Poi i fatti hanno parlato da soli.

Un altro mito è quello della politica in cui sono entrato più volte sui valori non negoziabili come famiglia , fecondazione , vita dal concepimento alla morte naturale e libertà di educazione.
L'ho sempre fatto in modo religioso, citando precisi pronunciamenti ecclesiastici sui cattolici, (parlamentari e no) in politica. Anche qui il caso dell'onorevole Binetti sconfessata dal suo partito perché in esso ha espresso la visione cattolica a proposito della proposta di legge sull'omofobia ha fatto vedere che è davvero difficile esprimersi per chi voglia essere fedele alla Chiesa , in certi schieramenti.

Il vero cattolico deve sapere prima di tutto che, come dice Gesù, il mondo non illuminato dal Vangelo, è sotto il dominio del principe di questo mondo che è il diavolo e non deve cercare con esso facili compromessi o l'accordo a tutti i costi. Deve sapersi distinguere e su questa strada educare i suoi figli. Deve anche sapere che in tema religioso sono cristiani adulti coloro che seguono con assoluta fedeltà i dettami del Magistero. E questo l'ha ricordato anche di recente il Papa.


Divorzio e Comunione



Da Valeria
(23/09/2009)

Occhi divini e legge umana

Buonasera,
riguardo all'argomento in oggetto e con riferimento alla risposta di Don Giorgio del 30/05/09 vorrei dire quanto segue: il matrimonio è indissolubile (nemmeno la morte scioglie davvero questo vincolo...giusto?) agli occhi divini, dunque nessuna legge umana vale più di quella di Dio per cui nessuna ragione è davvero valida per non peccare in questo senso.

Allora perchè, mi chiedo io, si può ottenere annullamento dietro pagamento di laute somme in virtù di una legge fatta da uomini,di Chiesa magari - questo non lo so personalmente - ma pur sempre uomini? Cosa giustifica questa possibilità di tornare ad uno stato tale per cui ci si potrò di nuovo risposare in Chiesa - addirittura - e far la comunione? Possibile che di colpo la legge terrena valga più di quella celeste?

Ancora, se Dio perdona tutto e sempre, e perdona tanto da riabilitare i divorziati, perchè non può perdonare i divorziati risposati o i separati così che possano far la comunione?

Grazie, come sempre, del vostro tempo.


Divorzio e Comunione



Da Don Giorgio
(30/05/2009)

Risposta a Ratatouille

Carissimo,
il libro a cui ti riferisci è una intervista di Don Verzè, il prete milanese direttore di una casa di cura, mi pare benemerita, al card. Martini, dove si tratta anche del celibato dei preti.
Mi riservo di essere più esauriente passata la Sagra, ma il punto di vista della Chiesa Cattolica è ben preciso.

Non è possibile ammettere alla comunione i divorziati risposati, tranne coloro che il divorzio lo subiscono, ma non si risposano. Il Matrimonio è indissolubile anche per la retta ragione, ma la sua indissolubilità è chiarissima nelle Parole di Gesù che la fa risalire alla volontà del Creatore. Il cristiano guarda le cose con gli occhi di Dio e non con quelli umani, perché la prospettiva da cui guardare è quella eterna. Solo Dio possiede la Verità delle cose.

Il dibattito è acceso e difficile, perché ciò che manca oggi tra i battezzati non è la vita morale, ma la fede da cui la morale dipende. Se accetto che Dio è il Signore di tutto accetto anche che il suo punto di vista è quello vero. I miei vengono sempre dopo.
Quanto al card Martini , che vuol darsi l’aria di moderno e comprensivo (quando si diventa vecchi ci si attacca a tutto pur di sopravvivere) sa anche lui che il problema della Chiesa oggi è la fede e non il celibato dei preti o la Comunione ai divorziati.

Lo stile di vita è sempre conseguenza di ciò che credo e metto per primo. Mettendo come prime le mie esigenze evidentemente non comprendo più certi stili di vita. Per di più Martini argomenta come un bambino dell’asilo: Infatti dice che occorre usare per i divorziati risposati,la stessa misericordia usata per i vescovi lefebriani assolti dalla scomunica.
Fa finta di non conoscere che la scomunica è una pena ecclesiastica, che il legislatore può dare e togliere, mentre l’indissolubilità del matrimonio è di diritto divino.

Sono imprudenze imperdonabili quelle di Martini,ma la sua età veneranda e il suo cardinalato, fanno stendere un velo pietoso. Ascolta ancora: Martini è un esperto di Bibbia,ma essa va letta con la Chiesa e secondo il Suo magistero, altrimenti ci porta lontano e poi ricorda che Satana, conosce la Bibbia meglio di Martini.
Non è la conoscenza della sacra scrittura il solo discriminante.

Grazie per il tuo interessamento.


Divorzio e Comunione



Da Ratatouille
(22/05/2009)

Una parola definitiva è possibile?

Ho letto recentemente sul Corriere della Sera che il cardinale Martini ha scritto un libro in cui sollecita una soluzione all’esclusione dei divorziati dalla Comunione dichiarandosi favorevole ad un superamento del divieto.
Non mi sorprende la posizione del cardinale Martini, un gesuita molte volte controcorrente soprattutto quando reggeva la diocesi di Milano; speravo che andando in pensione si sarebbe dedicato interamente ai suoi amati studi sul dialogo con l’ebraismo….
 A scia di questo intervento sono intervenuti uomini di spettacolo (Gerry Scotti, Pippo Baudo ecc.) tutti regolarmente divorziati che chiedono che la Chiesa cattolica riveda le sue posizioni.
Sono convinto che si tratti di una ferita aperta specialmente per chi la separazione non l’ha voluta o per chi, alla prima esperienza di matrimonio, sposa un divorziato. Sono altresì convinto che sia causa di imbarazzo per i fedeli e spesso di forzature da parte dei sacerdoti.
Si può dire una parola definitiva sull’argomento? Può la Chiesa in nome della “pietas” cancellare quanto  ha affermato nei suoi secoli di storia?
Grazie



Eluana



Da Giovanni
(17/02/2009)

La verità della scienza e la Verità di Cristo

Cari tutti,
vi riporto un versetto del Vangelo: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli".
In relazione alla vicenda di Eluana questo versetto mi ricorda che la vita umana non deve essere mai nelle mani di Professori o Politici navigati. Senza nulla togliere alle loro competenze, che non possono essere discusse facilmente da un non addetto ai lavori, voglio rimarcare che è giusto e saggio che la dignità della vita umana sia espressa più dal sorriso degli "ultimi" che non dal sussiego dei "primi".
Per "primi" intendo le persone che oggigiorno sono presentate dai media come "primi"; molte di loro, scusate lo sfogo, hanno dimostrato una capacità  di argomentazione molto debole, e facile da smontare per qualsiasi persona di buon senso. Ma dovesse parlare il più grande luminare, e la più stimata persona in campo di Scienza, esprimendo il proprio parere, questo non dovrebbe essere ritenuto che una voce alla pari dell'ultimo analfabeta, perché nessuna sapienza umana dà  il diritto di esprimersi sulla vita di un fratello.
Questo è il contenuto di quel versetto, e anche, credo, del bellissimo estratto di San Paolo: "Cristo Gesù, pur essendo di natura divina...".
Le ideologie di diritto sbandierate sui giornali sono appunto soltanto ideologie, e come tali sono molto più deboli ed
indifendibili del credo di una religione. Una ideologia, come quella del diritto, come il comunismo, come
l'idea di razza, sono assunti indimostrati che poggiano i piedi solo su realtà umane.
Una religione è anche un assunto indimostrato, ma è più completo, perché include l'aldilà  e le cose divine.

Ma il cattolicesimo, come dice il cardinale Biffi, e scusatemi se non mi ricordo la fonte precisa in cui ha scritto queste parole, che vi parafraso: non è nemmeno una religione, è un fatto.
Ovvero si basa sull'esistenza storica di Gesù Cristo e sull'effettivo pronunciamento del messaggio evangelico.
Quindi, ammessa certo la difficile dimostrabilità della divinità di Gesù, il cattolicesimo è una posizione ben più
forte di tutte le altre che possono entrare in gioco.

Il problema della tolleranza religiosa, che deve avvenire all'interno di uno stato laico, che tuteli queste libertà , per
il cristiano non si pone, appunto perché il cristianesimo non è una religione, ma un fatto. E come tale non è personale, ma universale.
Per questo motivo nessun cristiano deve avere paura di discutere una verità  di scienza, o una verità etica. Non può aver paura perché, se è vero che di fronte all'evidenza della verità l'uomo si deve arrendere, siccome Gesù Cristo ed il suo messaggio sono la verità, anche il non credente arriverà prima o poi, anche se per vie tortuose, a carpire frammenti della verità evangelica.
Rispetto al non credente, il cattolico ha dalla sua la fiducia che la verità esiste, e questa fiducia lo spinge a cercarla.

Ma la verità non può per sua natura essere parziale, la verità esige una spiegazione di tutto.
I paradossi della logica di Russel e la discussione che nacque attorno al teorema di Godel, portarono a comprendere nel secolo scorso il fatto che "ciascun sistema logico che sia coerente in se stesso, ovvero privo di contraddizioni, deve essere per forza parziale".
Di conseguenza il cristiano non si accontenta della verità scientifica, ma esige una risposta (per forza di cose non
scientifica) al problema della trascendenza e dell'anima.

Qualsiasi scienziato che sia onesto, arriverà prima o poi ad accettare la contraddizione o l'incompletezza delle
spiegazioni date dalla scienza all'esistenza umana. Ma c'è di più. Il cristianesimo è la fede della carne di
Cristo che soffre, e in quanto tale la sua verità può essere afferrata indipendentemente dalla cultura o dallo status
sociale.
Perché tutti gli uomini sono fatti di carne, e come tali sono elevati a glorificare Dio anche nella loro condizione di
miseria fisica o spirituale.

Questo, per quanto richieda che la verità sia indagata nelle università e nei laboratori, fa si la verità scientifica non
possa essere scollegata dal bene dell'uomo.
Ed è per questo che è cosa giusta che la scienza giuri obbedienza alla morale. La morale non limita la scienza (per quanto detto prima già di per sé stessa incompleta), ma la nobilita a strumento della verità.

Diffidate quindi da chiunque sostenga che la scienza sia in grado di risolvere tutti i problemi dell'uomo. Perché questa affermazione è comprovatamente falsa. La nostra attuale società, pur scientificamente progredita, è moralmente molto più arretrata di tante società del passato. I diritti umani vengono costantemente violati, le guerre non hanno cessato di esistere. Per non parlare dei soliti discorsi sulla distribuzione inomogenea della ricchezza globale.

Diffidate inoltre anche di quelli che, imbevuti di slogan molto semplicistici, sostengono che "bisogna andare avanti", che "bisogna essere progressisti". Il Cristiano crede che il compimento della Storia sia stato in
Gesù Cristo, e che in lui l'uomo abbia avuto il suo rappresentante più progredito.
Alla luce di questa credenza, essere progressisti significa essere buoni cristiani, e non appartenere a schieramenti
politici non conservatori. Il fatto che il progresso non sia solo un bene, ma sia semplicemente una modifica della condizione umana, con beni e mali connessi, penso sia una cosa altrettanto comprovata.

Con questa serie di affermazioni, tutte ovviamente aperte ad essere discusse, concludo.

Ciao a tutti,



Eluana



Da Alessandro
(09/02/2009)

Una battaglia duplice

Ciao Marco!
Ho letto sempre con interesse le tue e-mail sul caso di Eluana e per ciascuna ti ringrazio.
Mi dispiace molto che ti siano arrivate critiche, anche se, come giustamente annotavi, c'era da aspettarselo. Personalmente, ho trovato la proposta di decreto opportuna (c'era una evidentissima urgenza) e costituzionale (serviva a difendere il diritto alla vita), e penso che non sia possibile negare razionalmente queste due circostanze.

Mi deprime anche sapere che questo Paese si regge su una Costituzione dai meccanismi superati, che non consente di impiegare meno di 5-6 giorni per fare una legge di tre righe, benché urgentissima.
Qui si è trattato – e si tratta -  di una battaglia enorme e duplice.
Da un lato c'è il caso sconvolgente di una giovane donna, nostra sorella, che senza colpa è stata condannata a morire di fame e di sete proprio da coloro che più avrebbero dovuto tutelarla.
Dall'altro c'è il fronte dei diritti umani, in particolare del diritto alla vita fino al termine naturale. Un fronte su cui è doveroso lottare con ogni mezzo, opportuno e inopportuno.

Da cristiano e da italiano libero, mi riservo il diritto di protestare ogniqualvolta un governo prenda decisioni sbagliate; allo stesso modo, mi sento in dovere di esprimere la mia approvazione quando un governo fa qualcosa di umanamente e cristianamente giusto. Per interesse? Può darsi. Ma penso che anche questo tipo di “interesse” debba essere incoraggiato da noi cristiani, ogni volta che possa servire per affermare dei valori veri, o per impedire la loro distruzione. Come altre minoranze, anche noi dobbiamo essere politicamente abbastanza scaltri da far valere le nostre istanze. Che poi non sono “nostre”, bensì al servizio di ogni uomo.



Eluana



Da Marco
(08/02/2009)

Ringraziare il Governo?

Qualche giorno fa avevo girato ai miei contatti un email che, fra l’altro, invitava a ringraziare il Governo per l’iniziativa del decreto-legge riguardo al caso di Eluana Englaro. Ho ricevuto alcune vivaci reazioni; anche se vi confesso che avevo messo in conto il rischio che queste potessero sorgere, il mio email non voleva  assolutamente vertere a suscitare sensibilità su questioni politiche.

Ringrazio in ogni caso quelli che hanno avuto la disponibilità e la pazienza di leggere ,e di rispondere anche con franco dissenso, dimostrando grande onestà.
Eppure, con la libertà e la verità che deve contraddistinguere il parlare cristiano, a mia volta dissento da queste critiche.

Qui si tratta della vita di una persona, nostra sorella e figlia di Dio, le sorti della cui vita SOLO a Lui appartengono.
Tutta la chiesa è stata univoca (vedi per esempio, a livello locale modenese l'articolo di prima pagina dell'ultimo numero di Nostro Tempo dal titolo "Perché non abbiamo potuto adottarla?") nel condannare la scelta di farla morire, oltretutto togliendole il nutrimento (pazzesco!).

Non può l'uomo, di nessuno schieramento, partito o fazione togliere la vita ad un essere umano. Se quindi chi può salvarla da questo atroce omicidio, è oggi il governo in carica, io plaudo il Governo e NON MI INTERESSA di che colore sia e se lo faccia per interesse, opportunismo o quant'altro. L'importante è che salvi una vita,mia sorella, una figlia di Dio.

Sono d'accordo che la preghiera è sempre, e ora in particolar modo, la nostra migliore risposta a qualsiasi quesito.

Quanto al silenzio, compito fondamentale di un cristiano è di dare sempre ragione della propria  fede: "Il cristiano deve testimoniare la verità evangelica in tutti i campi della sua attività pubblica e privata" (Catechismo della Chiesa Cattolica, 522) e, a Dio piacendo, cercherò di fare sempre tutto quello che vorrà concedermi, con gli enormi miei limiti, ma con quell'"umile audacia" a cui spesso ci invitava Giovanni Paolo II, per gridare forte le ingiustizie contro l'Uomo, nella logica del Vangelo.

Fraternamente, Marco



Xenofobia o vuoto di valori?



Da Alessandro
(05/02/2009)

Xenofobia o vuoto di valori?

Anche se quasi tutti lo fanno, io non credo che si possa parlare di xenofobia riguardo ai ragazzi
che hanno "bruciato l'indiano".
Uno di loro, mi pare, ha dichiarato che lo avrebbe bruciato anche se fosse stato italiano...

La xenofobia esiste, beninteso, però è tutt'altro; qui c'è qualcosa di diverso, e di più grave ancora: si tratta di un terrificante vuoto di valori. Nella nostra società cosiddetta civile ci sono alcuni che sono diventati abbastanza grandi da poter nuocere, ma che nel frattempo non hanno capito che cosa sia una "persona"; senza questo concetto basilare, dare fuoco a uno che dorme su una panchina (indifferente la nazionalità) è come accendere un barbecue e lanciare sassi sulle auto che passano è come a tirarli in uno stagno.

Il primo dramma è che questo abissale vuoto di valori esiste.
Il secondo dramma è il fatto che spesso non vogliamo accorgercene: non diamo a questo male il nome che ha, ma preferiamo nasconderci, più comodamente, dietro al dito della "xenofobia" o di un altro male più spiegabile.

Penso che denunciare il vuoto di valori sia il primo passo per provare a colmarlo, con l'aiuto di Dio.



A presto!



Da Padre Pablo
(13/01/2009
)

Auguri e preghiere dal Messico

Cari Amici,

un saluto dall'altra parte dell'Oceano Atlantico. Vi faccio gli auguri per l'anno nuovo, insieme alle mie preghiere per voi e per i vostri cari.
Siete sempre nel mio pensiero.

Questi primi mesi di soggiorno nel mio paese, il Messico, sono stati una scoperta di diversi valori spirituali e culturali che avevo purtroppo dimenticato. Il primo di tutti, più che un valore, è la virtù della fede.
Il modo di pregare e ricevere la comunione sono manifestazioni de questa virtù teologale. Poi anche la gioia profonda ed esterna con il sorriso e il buon umore. Quindi, mi trovo sereno e contento, ma mi mancate.

Questo mercoledì inizia l'incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Città del Messico. Participerò come ascoltatore e traduttore, benchè sto dimenticando un po' l'italiano, come potete verificare in questo breve testo, comunque, ho deciso scrivervi.

Grazie ancora per la vostra amicizia e preghiere. Prego per voi e le vostre intenzioni. A presto.

In Cristo, P. Pablo González, LC


Impronte digitali



Da Valeria
(25/07/2008
)

Impronte e cellophane

Buongiorno,
vorrei dire ad Alessandro che concordo con lui circa il fatto delle impronte. Mi ha anticipato di qualche giorno.
E' bello sapere e vedere che ci sono altri che la esprimono senza paura. Ma come potremmo fare per togliere il cellophane che avvolge il cervello di coloro che reagiscono in modo tanto veemente di fronte ad un fatto così naturale come voler sapere chi si aggira in casa nostra?
Grazie.


Impronte digitali



Da Alessandro
(17/07/2008
)

Impronte: non nascondiamoci dietro a un dito

Da un lato, la proposta di prendere le impronte digitali ai Rom, poi estesa - pare - anche a tutti gli Italiani. Dall'altro, proteste e accuse di razzismo, fino all'iniziativa chiamata "Siamo tutti Rom", secondo la quale prendere le impronte digitali sarebbe assimilabile alle discriminazioni razziali del nazismo.

E noi cristiani, da che parte dobbiamo stare? Non ho la pretesa di dare una risposta universale, ci mancherebbe! Vorrei solo dire la mia personale opinione.

Se mi ferma la Polizia e mi chiede un documento, ce l'ho e non ho nulla in contrario a mostrarlo. Se mi chiedessero le impronte digitali, non avrei problemi a darle. Fra l'altro le ho già lasciate, come tutti i cittadini maschi che hanno fatto la visita di leva; almeno una ventina di milioni di Italiani per i quali nessuno ha mai parlato di discriminazioni o abusi. Appare naturale che uno Stato possa chiedere a chiunque vi risieda di non nascondere la propria identità, anche con le impronte digitali.

Se una persona, di qualsiasi nazionalità o etnia, reclama il diritto di abitare nel territorio italiano, ha pure il dovere di accettare la sua sovranità e le sue leggi. Il cristiano conosce questi principi e cerca di viverli ogni giorno, ovunque vada. Se io vado in Germania, mi adeguo alle leggi della Germania; e se non mi piacciono, non pretendo di cambiarle, ma vado semmai da un'altra parte.

Qui il razzismo non c'entra proprio niente; è una questione di buon senso! Se la Polizia trova un bambino o un adulto che non ha documenti, come fa a garantire a lui e agli altri il rispetto della legge e la sicurezza? Come sarebbe bello se almeno noi cristiani affrontassimo questi problemi, che sono reali, con animo sereno, senza pregiudizi e con la limpidezza delle persone oneste.


Bandiera della pace



Da Mauro
(15/07/2008
)

La bandiera della pace a Lourdes

Leggo in Internet che domenica scorsa, davanti alla grotta di Massabielle faceva bella mostra la bandiera arcobaleno della pace.

Ma quello che più mi ha stupito è che l'iniziativa non è partita da un fedele poco informato sui veri significati del simbolo, ma da un arcivescovo ( l'articolo afferma che è responsabile dell'UNITALSI).

Sono anni che questo simbolo sventola con il suo significato anticristiano su piazze e balconi del mondo; questo gesto da parte di un importante Pastore della Chiesa non è fonte di disorientamento  verso il gregge a lui affidato?


Moschea chiusa



Da Valeria
(06/07/2008
)

Ma è davvero questo il nostro maggior problema ora?
Buongiorno,

scrivo in merito alla moschea di Viale Jenner a Milano. Vedendo una fugace immagine in televisione ho pensato alle righe di Oriana Fallaci che descriveva una situazione identica a Marsiglia. La pagina iniziale di Alice proponeva un sondaggio: "Dove farli pregare?". Ma è davvero questo il nostro maggior problema ora?

In molti Paesi islamici noi cristiani abbiamo spazio per pregare in pubblico o addirittura chiese e luoghi a noi riservati? NO!!!! Anzi, i cristiani là devono nascondersi e vivere la loro fede come ai tempi delle catacombe.
Gli islamici che arrivano qui vogliono pregare? Devono poterlo fare, è ovvio, ma basta con il buonismo! Che trovino un capannone, che paghino un affitto e che finisca qui. L'Italia ha questioni ben più gravi e serie che una moschea eliminata ed è vigliacco far finta che non sia così!


Internet e la Chiesa



Da Giovanni
(05/07/2008
)

L'importanza di avere un sito
Ciao,
volevo fare una osservazione su cui solo ogni tanto torno a riflettere ma che credo sia importante. Mi sono chiesto: come mai esiste il sito della diocesi, il sito del CPG, il sito di tante parrocchie ma non esiste il sito del Seminario? Tra parentesi credo che il sito della diocesi almeno, sia poco curato e possa essere molto migliorato per andare al di là di una pagina di informazione e "comunicazione interna" e cercare di diventare un manifesto dei cristiani modenesi.
Una radio (radio Maria, per esempio) o una televisione (diciamo SAT 2000) possono essere utili a costruire una moderna rete di diffusione della cultura e della fede, ma non forniscono possibilita' di dialogo.
Non dimentichiamo che siccome i non cristiani non si vanno a confessare, i preti rischiano di avere il polso del pensiero laico soltanto attraverso il canale "pubblico", o attraverso conoscenze incrociate, che tuttavia forniscono un campione parziale del pensiero della gente.
Al contrario, un sito in cui sia possibile esprimere la propria opinione e i propri dubbi di fede, o il proprio interessamento alla fede, specialmente se costruito su base locale, può permettere una maggiore vicinanza, specialmente attraverso i giovani, tra credenti e non credenti.
Internet esiste per quasi tutti ormai da quasi dieci anni! Possibile che le gerarchie non capiscano l'importanza di una rete diffusa che parli di fede anche sul web? Certo, ci sono esempi in cui tale importanza è stata capita. Tuttavia sicuramente non è stata capita nella nostra diocesi.

Bandiera della pace



Da Valeria
(25/06/2008
)

Perchè solo adesso?

Finalmente un po' di chiarezza, grazie!

Vi chiedo di pubblicare questa mia domanda: qualcuno mi spiega perchè la bandiera è venuta fuori
solo in occasione di una particolare situazione e mai prima? Non erano abbastanza violente tutte le guerre ed i focolai precedenti quella (che peraltro non ricordo nemmeno più quale fosse esattamente)? Ecco, cortesemente chiedo una risposta intelligente ed esaustiva...sapete cosa però? Temo che non esista una risposta con queste caratteristiche perchè tanto sarà una risposta politica nel senso che verrà dal mondo politico ed in quanto tale non potrà avere queste caratteristiche.

Grazie di solleticare, meglio, pungolare le nostre menti.


Cremazione



Da Valeria
(25/06/2008
)

Nessuna opinione: possibile?

Ho notato che non vi sono state reazioni sul sito a questo riguardo e mi sono chiesta se la gente non abbia proprio parere in merito.

D'accordo che dalle nostre parti non è pratica comune, ma possibile, mi chiedo io, che nessuno si
sia mai fatto la domanda e si sia dato la risposta, anche solo per affrontare la questione ipotizzando che gli venga posta magari da un sondaggio? Vorrei che pubblicaste questa mia.


Il Papa alla Sapienza



Da Valeria
(20/01/2008
)

Perchè quel putiferio?
Signor Giovanni, grazie innanzitutto del suo invito, la sua risposta aiuta.

Non che io creda ai media a tutto spiano; prendo con le pinze quel che leggo e ascolto, ma diventa anche difficile non farsi delle opinioni che risultano magari sbagliate ad un esame più approfondito, se non si ha una corretta informazione. Ne converrà di certo.

Mi viene però da pensare: perchè quel putiferio? Perchè c'è stato chi non ha voluto la presenza del Papa e ha reagito così? Che io ricordi, tanto rumore intorno all'evento non l'ho mai sentito. E ancora: suppongo che ogni volta che iniziava l'anno accademico il Papa sia stato invitato: ma allora nessuno si è mai sognato di opporsi? Se così è stato, perchè farlo proprio ora?

Vorrei capire...perchè proprio non ci sono riuscita ancora.

Il Papa alla Sapienza



Da Giovanni
(20/01/2008
)

Le sirene dei media
Quello che è successo a Roma negli ultimi giorni credo non vada interpretato in modo sbrigativo. I media cercano come al solito il sensazionale e hanno il mestiere di alimentare indignazione, polemiche e scandali.

Da quello che ho potuto capire sulla faccenda, innanzitutto, non è stato il rettore a negare (dopo avere precedentemente emesso l'invito) l'accesso al Papa, ma è stato il papa stesso a tirarsi indietro dopo il putiferio scatenato dall'opposizione dei professori e dalle minacce di baccano e sommossa di alcuni studenti.
Credo quindi che al rettore si possa imputare se mai un errore strategico nel prendere una posizione senza essere sicuro di avere un appoggio sufficiente all'interno dell'ateneo.

A mio parere non c'è assolutamente bisogno di vergognarsi per quello che è successo. Spesso le incomprensioni aprono poi la strada ad un maggiore dialogo, soprattutto se non ci si fissa in modo superficiale sul concetto di “vinco io” o “vinci tu” ma si cercano di capire le motivazioni che hanno spinto le due parti al muro contro muro. Non mi fido dei media, e quindi né delle inquadrature della RAI, né delle frasi “aforistiche e sentenziose” che appaiono sui giornali nelle posizioni più in vista della pagina.
A mio parere è giusta l'osservazione che in una inaugurazione di una istituzione laica non vi sia nessuna necessità di chiamare il papa, questo non significa che non lo si possa chiamare; la decisione spetta alle autorità competenti, e certo può essere boicottata, come forse è accaduto, anche
dall'esterno.
Ho ascoltato le interviste di tre professori firmatari della lettera in opposizione all'invito di Benedetto: due di loro erano favorevoli all'invito del papa in occasione di un dibattito sul ruolo della scienza e della fede, possibilmente inserito in un contesto inter-religioso.
Speriamo allora che tale disponibilità venga sfruttata e si tramuti in una occasione di dialogo.

Ripeto il mio invito a di non lasciarsi mai trasportare dalle sirene dei media, che sono più spesso delle arpie, quelle della tv peggio che quelle dei giornali. Ma circa sette mesi fa, in occasione della ri-elezione del direttore della Scuola Normale (documentata per esempio su Repubblica, il Corriere
della Sera, il Manifesto) ho avuto la sconcertante prova che è possibile che anche i giornali scrivano articoli pieni di inesattezze grossolane (anche su date e nomi), e con impostazioni tali da ribaltare completamente l'interpretazione più verosimile delle cose.

In queste situazioni di confusione, forse, piuttosto che cercare l'opinione giusta (che equivale a censire come sbagliate tutte le altre), conviene cercare l'opinione produttiva, ossia quella che consente una migliore maturazione della situazione, eliminando lo stallo provocato dagli slogan.

Il Papa alla Sapienza



Da Valeria
(18/01/2008
)

Il Papa escluso, il rettore ottuso.
Sono allibita, Don Giorgio... davo per scontato che non sarebbe mai successo, in virtù per lo meno del rispetto per ciò che lui rappresenta.

Ho la sensazione che siamo di fronte ad un risveglio di coscienza sessantottina in dinosauri (come giustamente lei li ha chiamati) che non si danno per vinti, i quali però si trincerano dietro comunicati e lettere per ricordare al mondo che non sono estinti. Bella roba da codardi!
Non guardo molto la televisione, quindi non so se sia andata o meno così, ma non ho visto nè sentito raccontare che il rettore abbia parlato a viso aperto davanti all'Italia per negare l'accesso al Santo Padre. Scommetto che se questi fosse andato di persona a bussare alla porta e l'altro gli avesse aperto, l'epilogo sarebbe stato diverso.

Almeno il timore reverenziale suscitato anche da quegli occhi indagatori come dal cognome spigoloso avrebbe sicuramente gestito la situazione; è molto facile dire no senza guardare dritto in faccia l'interlocutore. Mi sento di dire che ci si trova di fronte ad uno stupido, per niente intelligente personaggio che non vede oltre il proprio naso.
Possibile che uno del suo calibro - cioè UN RETTORE DI UNIVERSITA'...di QUELLA università oltretutto - non abbia valutato gli effetti delle proprie azioni? Possibile che, invece, valutandoli bene abbia deciso comunque di continuare, magari lusingato da un coro di acclamazione che ha visto in questo un bel trampolino di lancio verso la ribalta? Sento odore di schifoso opportunismo....

Qualcuno ha detto che questo è stato un balzo indietro di 100 anni: io mi vergogno di essere italiana in questo momento. QUI NON SI TRATTA DI COLORE POLITICO... QUI SI TRATTA DI ASSENZA TOTALE DI BUON SENSO! Persino a Cuba il Papa è andato! Ma l'uomo che allora era Papa non è quello di adesso.... questo è scomodo perchè dice le cose come stanno, richiama pure i governanti alla coerenza e all'esame di coscienza, alla verifica. Non se ne sta buono nel cortile del suo dominio, ma spazia e diffonde, non tace. (E qui c ito un titolo da 'Avvenire on line' di oggi:  In quei 67 docenti un deficit di coraggio - Uomini adatti alla fuga davanti al Papa dialogante - DAVIDE RONDONI). Che questo venga visto da alcuni come un insinuarsi nella mente delle persone è indubbio, mi pare: non ci sarebbe tanto ostracismo nei suoi confronti se così non fosse. Ma allora c'è ancora chi pensa che la gente va tenuta ignorante così la domini senza problemi? Il balzo di cui sopra vale allora 1000 anni.

Valeria

P.S. Ho volutamente evitato la maiuscola nella parola rettore scritta in oggetto: mi sembra ovvio che egli non si meriti per nulla una carica così. Per di più, anche se non conosco l'origine latina del termine, so che deriva da 'reggere' e cioè sostenere, qui nella sua accezione di guidare. Quindi uno così dovrebbe guidare la sapienza (ulteriore omissione sottile per sollecitare la riflessione)?????
Pensiamoci. E in qualche modo diciamolo anche laggiù a Roma.

Scrivete anche questo se e quando pubblicherete la mia lettera. Grazie

Bambini in Chiesa



Da Don Giorgio
(28/12/2007
)

Un problema che va risolto

I bambini in Chiesa sono un problema, che va tuttavia risolto.

Io ho un mio modo di pensare che è più che legittimo, ma dato che anche altri modi sono legittimi, non posso imporlo.
Con l'aiuto determinate di alcuni genitori, da cui è venuta l'idea, l'ho risolto così:  Durante la predica i bambini vengono accompagnati in una stanza attigua alla Chiesa dove una mamma spiega loro il Vangelo  con un disegno preparato prima, che i bambini colorano.
Tornati in Chiesa dopo la predica, i bimbi portano i loro disegni all'altare come offerta. Fino ad ora la cosa funziona bene.

In realtà anche io ho brontolato, alcuni si sono allontanati,poi essi stessi hanno proposto la attività di cui ho parlato sopra e tutto ha ripreso a funzionare.

Personalmente io ho un altro modo di pensare, ma come ho già detto non lo posso imporre, perché il parroco deve accettare tutto ciò che è legittimo, in quanto non è il padrone, ma solo il garante della ortodossia, cioè della rettitudine della fede e della sua conseguente applicazione.
Penso in breve che, anche se i bambini battezzati siano già cristiani, tuttavia sono ancora in crescita, anche spirituale perché non si comunicano  e non hanno ricevuto la cresima.

Per questo vanno iniziati alla Messa piano piano. Dapprima si portano in Chiesa con i soli genitori. Poi a qualche altra funzione breve e coinvolgente, ad esempio la via crucis dove si gira e ci sono croci , candele ecc; oppure al rosario nel mese di maggio, specie se all'aperto, o alle processioni, alla funzione dell'ulivo e delle candele benedette, al fuoco della Veglia Pasquale (e poi a casa) alla visita al “sepolcro” del giovedì e venerdì santo, al Natale con i presepi ecc.  
Poi a qualche pezzo della Messa, poi al catechismo e con la quarta elementare, l'anno della prima Comunione, iniziano a partecipare a tutta la celebrazione.

Questo comporta però che i genitori “facciano i turni” e vengano loro a Messa da soli uno alla volta e ciò comporta più sacrificio. Ma a messa a turni i genitori cristiani ci sono sempre andati!
C'è anche da dire che i genitori non avevano paura di farsi obbedire cosa che oggi non c'è più, perché tutto deve essere un gioco, (tranne che quando la mamma in banca parla di soldi, oppure di salute dal dottore: l ì il bambino deve tassativamente tacere; dato che in Chiesa si parla di quisquiglie, invece il bimbo può e deve strillare).
Si assiste a scene  strane in cui i bimbi in chiesa giocano non con la corona del rosario della mamma con cui giocavo anche io, ma con voluminosi giocattoli. E tutto questo deve andare bene perché Gesù accoglieva i Bambini. Su questo fatto non c'è dubbio; io sto parlando di una preparazione intelligente e graduale, che non emargina né rifiuta, ma accompagna con intelligenza ,cuore e soprattutto è a misura di sopportazione di bambino.

Perché questo problema esiste, ma non lo si può risolvere infantilizzando la Messa, quanto piuttosto preparando i piccoli.

Esorto sempre i genitori che vogliono a tutti i costi che il loro piccolino di tre anni partecipi alla messa, a farlo anche col figlio diciottenne e a  non permettere che passi le vacanze da solo con la sua ragazza, perché in questo caso è ben difficile che trovi il tempo per l'osservanza dei comandamenti, visto che è impegnato in più piacevole attività. Piacevole anche se non moralmente buona. 


Bambini in Chiesa



Da Valeria
(16/12/2007
)

Accolti, sopportati o sgraditi?

Sulla pagina elettronica del quotidiano Avvenire c'è un riquadro in cui figura proprio l'oggetto della mia mail: Bambini in chiesa: accolti, sopportati, sgraditi..?

Ho visto che nella vostra chiesa ce ne sono sempre tanti molto piccoli, che a volte girano liberamente, ed ho visto qualche adulto lanciare occhiate ai genitori che in quei momenti non sapevano più come fare a tenere i loro pargoli.... cosa ne pensa la vostra comunità?

Non ho visto Don Giorgio particolarmente infastidito, anche perchè non ha commentato a volce alta. E avendo notato che si toglie tanti sassolini dalle scarpe, cosa peraltro alquanto positiva a mio avviso, ne deduco che non lo sia.

E' una domanda che mi sono sempre fatta: ai parroci dà fastidio la confusione - innocente - dei piccoli? Grazie.


Educazione



Da Brunella
(16/12/2007
)

Educare

Questa lettera ha un titolo, per me, ed è EDUCARE.

Si perché alla nostra parrocchia è stato chiesto di riflettere su questo scottante tema di attualità: oggi i genitori non sanno più parlare con i loro figli, anche i ragazzi di 25 anni non riescono più a farsi capire dai quindicenni, ogni 5 anni sembra che si passi da una generazione, e da un modo di pensare, ad un altro, completamente diverso.

Bene, mi sento di dover dire qualcosa su questo tema, visto che ho giocato tutta la mia vita sull'educazione , e non scherzo. Fin da quando al liceo gli studi di latino, filosofia socratica e platonica mi hanno mostrato che “EDUCERE” significa “TRARRE FUORI” ho capito che uno dei compiti più affascinanti e per me entusiasmanti è proprio quello “di far nascere l'uomo dall'uomo”. Ho deciso forse allora quale sarebbe stato il mio “mestiere” . Ma per la verità non ha molto senso parlare di educazione se non si sa cosa sia questo “uomo” da trarre fuori. L'uomo conosce se stesso? Sa che cosa sia veramente “umano”e per ciò stesso non animale? La filosofia aiuta molto, e se correttamente affrontata lascia spazio al di più all'idea di perfezione, di bellezza, di bontà assoluta….non ho intenzione di ripassare vecchie lezioni di filosofia, tra l'altro insegnatami da un bravo insegnante, ma non credente, perciò cerco di presentare soltanto una esperienza di vita.

L'uomo si può capire almeno un po' partendo da Chi si è mostrato a noi ed è molto più di ciascuno di noi, cioè Dio.

Dalla domanda: “Chi è Dio per noi?” Si giunge anche a definire l'uomo, almeno nella sua parte più alta e positiva. Perché il vecchio catechismo in cui sono stata educata anch'io definiva correttamente sia Dio che l'uomo e diceva chiaramente che l'uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio . L'immagine di Dio in noi!

E' la scoperta più entusiasmante per qualsiasi giovane, pensare che l'assolutamente grande, bello, buono…abbia potuto creare anche noi, anche me, come immagine della sua grandezza.

E allora perché tutto il male nel mondo? Perché la cattiveria dell'uomo sull'uomo, perché i grandi mali della storia, gli eccidi di massa, le persecuzioni…..perchè l'uomo è fragile, siamo vasi di creta in cui il Signore ha insufflato il Suo Spirito, la nostra fragilità ci fa continuamente compiere scelte sbagliate, che portano a beni minori o, al peggio, al male, per noi e per gli altri.

Quindi l'educazione è fondamentale anche per questa ragione: far riscoprire l'immagine del Signore in ciascuno di noi, per portare a nuove e decisive capacità di scelta per il Bene, il vero Bene .

Il principio cardine perciò per ogni educatore è, secondo me, ma non solo secondo me, riconoscere l'immagine di Dio in ciascun uomo, all'interno di ogni sguardo, di ogni sorriso, anche se forzato, anche se insincero, anche se…nonostante tutto.

Agire con l'altro come Dio, del resto agisce con noi, con cui non si stanca mai di proporre una scelta migliore, un traguardo più alto, un essere più completo.

Leggo oggi sul giornalino di Natale della nostra Parrocchia che oggi non si può, per vivere in una società pluralista, partire da una posizione di fede. Devo dire che non sono d'accordo. Se sono un credente non posso, perché non ci riesco proprio, partire da un'altra posizione. Certo posso chiedermi: ma se fossi ateo? Cosa penserei dell'uomo, dell'esistenza? Del Bene? Me lo sono chiesta molte volte, anche perché qualcuno mi ha detto che un credente in realtà non è che un ateo che ogni mattina si alza “sforzandosi” di credere. Ma sono sempre giunta ad una conclusione: senza la fede, senza un Signore che cammina con me nella mia vita, che mi sostiene con i suoi sacramenti, si arriva ad un NON SENSO totale. Che senso ha la nostra vita? Cosa siamo noi se non un grumo di cellule messe insieme a caso per fare una cosa sola: riprodursi per mantenere la specie e il senso meccanicista dell'evoluzione? Che senso ha il dolore che prima o poi compare in ogni esistenza? Nulla ha più senso nella vita.

“Tu solo Signore hai parole di vita eterna”.

Quindi come credente mi rapporto con gli altri come credente, non posso farne a meno, posso confrontarmi con loro, ma non posso prescindere dalla mia fede, che fondamento stesso della mia esistenza. Un credente ha “bisogno” del Signore, ogni giorno, ogni momento, perché la sua vita non dipende più da lui, l'ha affidata a qualcun altro, che non delude mai.

Tornando all'educazione un genitore, un insegnante non potrebbe mai essere tale o insegnare alcunché se non avesse dei suoi figli, o dei suoi allievi, un idea ben precisa: in loro si “annida” un immagine meravigliosa del nostro creatore, un'idea sublime di bellezza che si nasconde in ciascuno di noi, che sta anche al maestro estrarre fuori, mettere in luce . Se il genitore non avesse questa fiducia, non avesse la certezza di questa “presenza” nei ragazzi che ha davanti sarebbe davvero un ben misero mestiere, con altrettanto misero stipendio, quello di “parlare” spesso al vuoto, di non vedere che pochi risultati, e così per un genitore…Infatti mi è capitato più volte di sentire dire da genitori volutamente sterili:”perché avere dei figli, in un mondo così perverso, e che magari crescendo ti danno solo problemi?”

Se non hai questa certezza, del Signore che cammina con noi per le strade del mondo, anche i figli sono solo un bisogno egoista di “riprodurre i propri geni”..Ma se arriva Dio allora cambia tutto, la prospettiva si amplia, i pensieri, le priorità cambiano radicalmente….I figli allora sono un dono meraviglioso da scoprire, da accompagnare, da lasciare andare nel mare della vita, con la fiducia che non saranno mai soli, come non lo siamo stati noi, se solo sapranno riscoprire ogni giorno l'immagine di Dio che sta anche in loro, se sapranno riavvicinarsi a Lui dopo i normali momenti di abbattimento, di sfiducia, di crisi. Lui è sempre dietro l'angolo che ci aspetta.

Non sono però d'accordo nemmeno sulla necessità di insistere sul male, sul demonio, nell'educazione, perché così facendo non si formano uomini LIBERI, come ci vuole Dio, ma paurosi e succubi, perciò stesso più sensibili alle lusinghe del maligno!

Il male va combattuto in noi prima di tutto, e per chi ha posti di potere con scelte politiche lungimiranti e “umanizzanti” come solo il cristianesimo sa dare oggi, ma non va mai messo in luce con enfasi negli altri, va minimizzato, non se ne deve parlare più di tanto, perché parlarne è già fargli “pubblicità”. E di sicuro il male ha già tante agenzie che lo pubblicizzano oggi, che certo non aspetta altro: che anche i cristiani si mettano a parlare di Lui…Chi manca di pubblicità, perché nessuno ne parla più è proprio Lui, Gesù. Chi ne parla oggi? A volte anche nelle chiese se ne parla davvero poco, si parla d'altro, quando è Lui la vera ragione della nostra fede. Abbiamo bisogno di educarci alla fiducia in Lui, a leggere la storia e le vicende della vita con i suoi occhi, perché i nostri occhi sono troppo spesso foderati dalla mentalità odierna, di un secolo scettico e cinico, ricco e disperato. Abbiamo bisogno di riscoprire i valori più semplici e veri della nostra esistenza, quelli che ci fanno cambiare vita, che danno il senso alla nostra esistenza, che ci fanno dire…ma saperlo prima…

Un educatore cristiano non può fare a meno di continuare ad annunciare la Sua immagine, non può stancarsi perché è più forte di lui, la sua stessa vita dipende da questo.

Per terminare l'educazione è una delle attività migliori e più durature della nostra esistenza, perché anche noi ci educhiamo continuamente, con le piccole scelte di ogni giorno, con il bisogno di un buon libro, di una meditazione, di una visita in chiesa, per incontrarlo, ed educhiamo anche senza volerlo chi vive con noi. L'importante è sapere bene per cosa, e che cosa, trarre fuori dal mare dell'animo umano.

BUON NATALE A TUTTI VOI


Giornata Aids



Da Don Giorgio
(14/12/2007
)

Risposta alla lettera sulla Giornata Aids

In modo telegrafico: proprio perché i ragazzi non sono stile “lavagna Bianca” essi sanno come proteggersi. E' giusta, all'interno di uno stato laico una informazione circa il preservativo. Altrettanto doveroso è che i formatori non si limitino ad una pura presentazione anatomica o meccanica della sessualità,escludendo il suo significato personale e spirituale. 

E' questo ultimo aspetto che io volevo denunciare. Molte volte riducendo tutto a preservativo, si favoriscono atteggiamenti disimpegnati, di puro gioco, che non fanno crescere. Infatti per educare e formare un uomo all'amore, occorre spiegare anche il valore dell'autocontrollo e della rinuncia.
Se poi un ragazzo si avvicinerà alla Chiesa, e ne interiorizzerà il messaggio allora il suo rapporto con la sessualità cambierà, almeno nello sforzo. Non la vivrà più come puro aspetto passionale e di dominio sull'altro.

Fatte queste precisazioni,sono perciò d'accordo con quello che Lei dice . Non tocca tuttavia alla Chiesa propagandare il preservativo. Tocca al ministero della Sanità che ha come compito quello di evitare l'infezione.
La Chiesa da parte sua cercherà di annunciare il suo “di più” e il ministero non dovrà chiudersi in maniera preconcetta davanti a questo salto di qualità.


Giornata Aids



Da Valeria
(06/12/2007
)

A proposito della Giornata sull'Aids
Ho appena letto dal sito la sua lettera-commento e quello della formazione è certamente un metodo; la formazione cristiana ancor più.

Ma ad essere realisti, e considerando che non si parte da ragazzi/e stile 'lavagna bianca', bensì da menti già in parte contaminate, credo che aggiungere ad una formazione adeguata anche l'informazione circa il metodo per evitare la malattia sia utile e doveroso.

Prendendo in esame un gruppo ipotetico di ragazzi che decidano di avvicinarsi alla formazione cristiana in questione - magari per curiosità, per sfida, ... - i quali quindi sono abituati e seguire i propri istinti passionali e che non riescono ancora completamente a evitare le passioni, non le pare importante dar loro anche i mezzi per  cercare di arginare il contagio, per evitare almeno che si infettino?

Non so se sono riuscita a spiegarmi. Attendo un commento, mi interessa molto la sua opinione.

Dubbio teologico



Da Don Giorgio
(16/11/2007
)

Primato della Verità sulla Carità

Cara Rita,
ti rispondo prima sinteticamente, poi in modo più preciso, poi se vorrai potremo continuare a voce.

La verità precede la carità secondo il catechismo, perché il fine non giustifica i mezzi e affinchè un atto umano sia buono non bastano le intenzioni o le circostanze ; occorre che sia buono anche l'oggetto. Ciò vuol dire che l'atto deve essere autentico, vero nella sua essenza . (cfr Catechismo C.C. nn.1750 e seguenti). E adesso approfondiamo in modo che anche chi non mi ha ascoltato in chiesa possa capire.

Nella mia omelia non ho espresso un mio pensiero ma ho citato, per di più velocemente, un articolo dell'Osservatore Romano (sab.10 nov.2007 pag.5), quotidiano che in campo religioso ha un peso, (anche se non è un pronunciamento ufficiale), nel quale si rivalutava un teologo svizzero, tale Romano Amerio autore di “Jota unum” libro fortemente critico verso alcune posizioni del Vaticano II e per questo giudicato come conservatore. Il testo dell'articolo dovrebbe essere letto e se vuoi te lo presto io.

Tale scritto dell'Osservatore fa seguito ad uno studio de “ la Civiltà Cattolica ” (rivista dei Gesuiti, autorevolissima in campo teologico), apparso nell'aprile di questo anno, ( l'ho trovato nel sito di Sandro Magister www.chiesa.espresso.repubblica.it) dove si riproponeva lo stesso pensiero del teologo , secondo il quale per il pensiero della Chiesa la Verità precede la Carità. Il giornale vaticano, dice chiaramente che il pensiero di Amerio va rivalutato.

Io ho l'ho citato perché il relativismo odierno, tende ad opporre la Verità e la Carità nel senso che basta essere buoni o buonisti e tutto va bene. Come dici anche tu esse invece sono inseparabili perché fanno parte della perfezione di Dio.

La cultura di oggi, lo ripeto, tende a separarle e induce a credere che la Carità possa sussistere senza Verità.

Farò qui due esempi.
Quando si dice che è carità staccare la spina di un malato terminale(eccetto il caso accertato di accanimento terapeutico) non ci si pone il problema di cosa sia la vita umana, cioè non ci si pone il problema della Verità.

Ma più in piccolo, quando si giustificano i rapporti prima del matrimonio perché espressione di amore, non ci si chiede cosa sia in se stessa la sessualità umana e quale ne sia il fine e di nuovo si prescinde dalla Verità.

La Chiesa nella sua Dottrina non ha mai separato le due cose, anzi forte dell'affermazione di Efesini 4,15 (vivere secondo la Verità ,nella Carità) e di tutta la Scrittura, afferma che una cosa non è buona se non è al contempo anche “vera” autentica. In questo senso c'è un primato (cfr. la trattazione dell'8° comandamento nel catechismo C.C.)

La bontà insomma non può essere stabilita solo in base a ciò che l'uomo sente e avverte. Deve avere l'avvallo oggettivo della Verità.

Quanto alla prima domanda che tu fai, ti rimando all'atto di fede che recita. - “.. credo fermamente a quanto Tu ci hai rivelato e la S. Chiesa ci propone a credere”- Dunque anche qui non c'è opposizione tra verità di Cristo e della Chiesa (cfr . dichiarazione “Dominus Iesus”)

Evidentemente ci sono diversi gradi di ciò che la Chiesa ci propone a credere, così come c'è una gerarchia delle verità. Qui però il discorso va precisato per non cadere nell'eresia nel senso che ogni verità è vera, anche se ce ne sono di quelle più importanti.

Ma spero basti così. Disponibile sempre, tempo permettendo, all'approfondimento.

 

Dubbio teologico



Da Rita Tonelli
(12/11/2007
)

La Verità precede la Carità?

Tra le molte cose che apprezzo della mia (orami lunga) vita parrocchiale ci sono certe provocazioni, sane, intelligenti... di quelle che, garbatamente si insinuano nelle orecchie e vanno direttamente al cervello e non trovano quiete.

Anzi, inquiete, sollecitano le cellule della ragione e della poca conoscenza e compiono quel bel miracolo del pensiero giornaliero  o settimanale che investe e riveste l'esperienza del vivere quotidiano. "Il chiodo" lo chiamavano alla Città dei Ragazzi.

Questa domenica, la frase che ha attirato la mia attenzione, non è certo una novità ma è anzi un "ever-green" di don Giorgio: la Verità precede la Carità (da un articolo dell'Osservatore Romano...). Ma ho bisogno di chiarimenti, riassumibili in due domande:

1. si tratta della Verità del Vangelo o della Verità della Chiesa (che sicuramente presuppone il Vangelo ma lo attualizza e lo trasforma adattandolo alla nostra realtà di oggi; è corretto?)? C'è differenza tra le due e se sì quale?

2. A una mia personale e prima riflessione non mi sembra ci sia differenza di primato tra Verità e Carità perchè la Verità del Vangelo presuppone la Carità (che non è il volontariato) cioè è la dimensione i amore-donazione sull'esempio di Cristo. Cioè è vero (è innegabile, è l'essenza fondante) che Cristo ha detto di amare come lui ama e lo ha ripetuto con le parole, i fatti fino alla sua morte e risurrezione (estremo esempio di amore per l'uomo). 

Questo fatto proprio perchè è  vero è anche un autentico motivo di vita. Sicuramente don Giorgio non intendeva però questo, perchè sottolineava la differenza tra le due cose. Cosa intendeva allora? è possibile ampliare la riflessione? Grazie

 

Sulla lettera ai genitori



Da Don Giorgio
(16/11/2007
)

Risposta alla lettera sulla Messa Festiva

Cara Barbara,
puoi leggere la lettera cercandola nella pagina iniziale del nostro sito.

Un'altra volta leggila però prima di scrivere. Partendo dalla tua ultima domanda mi verrebbe da dirti che non si può tenere la gente facendole fare quello che vuole. Il problema di quelli che tu hai sentito è forse che a loro interessa sì che il figlio venga al catechismo ma non che diventi cristiano, almeno come la pensa il Vangelo che è spiegato autorevolmente dal Papa e dalla Chiesa. Leggi a questo proposito cosa ha detto il Papa a Vienna il 10 sett. scorso parlando della Domenica. (cfr www.vatican.va ) Ma veniamo alla mia lettera.

Le idee in essa espresse, non sono una novità, ma un tassello di un cammino della Chiesa Italiana che vuole passare “dal catechismo alla iniziazione cristiana” ,cioè dall'imparare delle nozioni al vivere la vita di Cristo. I Sacramenti infatti non sono una specie di benedizione che si sovrappone all'uomo, ma una vera è propria generazione che dona la Vita della SS. Trinità a chi li riceve.

Come per la vita umana occorrono 9 mesi di gestazione, così per la Vita Divina occorre una lunga gestazione che accompagna l'uomo , lo fa crescere e, a crescita avvenuta, lo rigenera.
Non basta allora sapere il catechismo. E' necessario anche vivere la vita cristiana che ha nella Messa festiva , un principio non negoziabile , per dirla con le parole del Papa.

Certo la vita cristiana non si esaurisce nella Messa, ma occorre pure un punto da cui cominciare .

E' indubbio che Cristo ha legato la Sua presenza all'Eucaristia domenicale. Infatti questa è stata la prima cosa che i cristiani hanno fatto.(cfr. Gv.20,19-26 )

Quello su cui ti invito a riflettere è che non può esistere una iniziazione cristiana come piace a me e nemmeno il parroco può impostarla a suo piacimento.

Ti faccio un esempio: se accetto di giocare a calcio non posso esimermi dalle regole e quella di mandare il pallone in porta non è un imposizione arbitraria ma fa parte dell'essenza del gioco.

Ora la domenica e le sei feste comandate, fanno parte dell'essenza della vita della Chiesa.

Se ti meravigli che il parroco lo ricordi con forza, forse vuol dire che non è chiaro nemmeno per te.

Non è obbligatorio fare l'iniziazione cristiana ma è necessario farla secondo le sue regole. Altrimenti si fa un'altra cosa.
Si può andare in un'altra parrocchia, ma non si troverà luogo in cui non si dica che la Messa alla Domenica è obbligatoria sotto pena di peccato mortale (e ci si deve confessare per fare la Comunione)

Piuttosto il problema è quello di trovare soluzione per le feste in cui si deve andare via.

Ma questo è un altro discorso . In più la soluzione è facilissima ! Si va a Messa nel luogo in cui ci si trova o si viene al sabato sera.
Le famiglie di un gruppo di ragazzi che giocano a calcio, parlandone con me , l'hanno già attuata.

 

Sulla lettera ai genitori



Da Barbara
(10/11/2007
)

Lettera del Parroco: invito o diktat?

Ciao,
ho letto con interesse il dibattito sul vostro sito che giudico interessante e ben fatto.
Ho pensato di poter dire la mia su un argomento nuovo. Vorrei dire qualcosa sulla "famosa" lettera di don Giorgio alle famiglie coinvolte nel catechismo, perchè ne sento parlare spesso ed in tono molto acceso.

Io non l'ho letta, ma mi sembra di capire che il  parroco ha voluto tirare le orecchie (per fortuna in modo solo metaforico) alle famiglie sulla partecipazione al catechismo. La reazione che ho avvertito va da un senso di ingiustizia per un'iniziativa autoritaria all'aperta ribellione di alcuni con frasi del tipo:"..io cambio parrocchia".

Quelli che erano d'accordo o sono pochi o io non  li ho sentiti. Io non ho ragazzi che vanno al catechismo, ma per puro amore di conoscenza vorrei saperne di più. E chiedo: perchè una simile reazione da parte di una persona che chiede di fare le cose in modo serio in un mondo che tende a "mandare tutto in aria "? E' un fatto di forma oltre che di sostanza?

Oppure: hanno ragione i genitori a sentirsi offesi nella loro autonomia decisonale? Non si prevaricano gli interessi dei ragazzi imponendo simili diktat?

Grazie per la risposta

 

Halloween



Da Asterix
(07/11/2007
)

Una risposta a Cristina e Ratatouille
Cara Cristina, ho letto con attenzione la tua lettera, e ho notato molti errori.

Non esiste nessuna divinita' celtica di nome Samhain: la parola Samhain e' invece il termine gaelico moderno per indicare la stagione invernale (moderno, perche' non si conosce quello antico).

Significa semplicemente "inverno", quindi. Per i celti il 31 ottobre era una festa importante, perche' rappresentava l'ultimo raccolto. Aveva anche un significato spirituale: era il tempo in cui i morti sarebbero potuti ritornare nei luoghi che frequentavano quando erano in vita, e in loro onore venivano tenute celebrazioni gioiose. Gioiose, non di paura.

Non esiste nessuna divinita' di nome Samhain tra le divinita' celtiche:
eccone una lista completa:
http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Celtic_deities.

Il cristianesimo ha fatto sua questa celebrazione, trasformandola (come ha fatto con tante altre, per esempio il Natale) nella festa di tutti i Santi che, come tutte le feste grandi, comincia la sera prima, la vigilia di tutti i Santi, all hallow even, cioe' hallowe'en.

La festa che tu dici di aver fatto la vigilia della festa di tutti i Santi, mangiando caramelle e facendo giochi, rispecchia proprio lo spirito originario della festa di halloween: tu hai festeggiato halloween, di piu'
di quanto non abbiano fatto altri.

Che dire dei bambini che si vestono da maghi o streghe e vanno a chiedere caramelle? Ecco cosa ha detto padre Amorth, un cattolico esperto di queste cose:
http://www.telegraph.co.uk/health/main.jhtml?xml=/health/2000/11/03/tldevl03.xml&page=3

"Here it is on Christmas Eve that the Satanists have their orgies. Nothing happens on October 31. But if English and American children like to dress up as witches and devils on one night of the year that is not a problem. If it is just a game, there is no harm in that."

Traduco: e' nella notte di Natale che i satanisti fanno le loro orge. Non succede nulla il 31 ottobre. Ma se ai bambini inglesi e americani (nel 2000 in Italia non c'era ancora molta diffusione della festa di halloween) piace vestirsi da streghe e diavoli in una notte dell'anno, questo non e' un problema. E' solo un gioco, non c'e' pericolo in questo.

Nella notte di Natale, non in quella di halloween.

Ora faccio anche io un paradosso, come quello di Ratatouille e l'intimidazione mafiosa (che, purtroppo, non e' un gioco): vogliamo forse smettere di festeggiare il Natale, perche' in origine, nell'antica Roma, era la festa del dio Mitra? Nell'anno 273 dopo Cristo (dopo!) l'imperatore Aureliano la istitui' in tutto l'impero col nome Natalis Solis Invicti. Ma era anche festa di Osiride, Giove, Plutone, Nimrod.

Ora, il Natale lo festeggiamo ancora, anche se in origine era una festa pagana, e oggi forse lo e' piu' di allora (allora, almeno, aveva un senso: si festeggiava il sole nel periodo in cui le giornate riprendevano ad allungarsi; oggi si festeggiano il panettone e il rito dei regali). I regali ce li scambiamo lo stesso, pero' noi andiamo a messa, e sappiamo che festeggiamo il Natale di Gesu', non del dio sole romano. Che differenza c'e' con lo scambio di caramelle per halloween, se abbiamo ben presente che e' la festa di tutti i Santi?

E poi, perche' questa festa sta diventando una moda? Cosa ci trovano i giovani di cosi' attraente?
Vogliamo essere dentro alla questione, analizzarla, capirla, trasformarla, essere come lievito nella pasta?
O vogliamo sbattere la porta in faccia a bambini che vengono a chiedere caramelle, illudendoci di essere, in questo modo, bravi cristiani? Quando abbiamo eretto un bel muro, bello alto, robusto, indistruttibile, facciamo fatica a farci sentire da quelli che sono dall'altra parte.

   

Halloween



Da Ratatouille
(02/11/2007
)

Forse è un paradosso... o forse no

 

Vi mando queste mie impressioni a caldo su un episodio accadutomi alla sera del 31 ottobre, da alcuni denominata “notte di Halloween”.

Alle 8 di sera, quando la mia  famiglia era a tavola, è suonato il campanello per cui sono andato a rispondere al citofono.

"Dolcetto o scherzetto!” ha esclamato una voce non di bimbo, ma di adolescente in risposta.

“Non credo in Holloween!" Ho risposto memore anche di quanto è stato detto in parrocchia negli ultimi tempi.

Dopo un minuto il  campanello ha suonato di nuovo: “Dolcetto o scherzetto” ha ripetuto la voce dal tono un po' seccato.

Gli ho ribadito il mio convincimento e sono tornato a tavola. Al che ho sentito un tonfo sulla porta di casa e accorso ho visto che avevano fatto esplodere un petardo senza per fortuna fare danni. Nessuno era in vista.

Ora io mi chiedo - utilizzando un paradosso - che differenza fa in termini di principio questa bravata con un'intimidazione mafiosa? Non chiedono i picciotti qualcosa che scatena, se viene negato, una rappresaglia?.

La cultura di Halloween non sta lanciando ai nostri giovani, oltre ad una distorta immagine della morte, un messaggio fuorviante e dal sapore sottilmente intimidatorio?

Forse il mio è solo un paradosso o forse no.

 

 


Halloween



Da Rita Tonelli
(29/10/2007
)

Una voce in disaccordo
 
Ciao carissimi curatori del sito,

esprimo molta simpatia per il vostro lavoro che è veramente lodevole e gravoso. Tuttavia in questo periodo mi sento un poco discorde, non nella sostanza, sia chiaro, ma nei modi. Ad esempio, la lettera su Hallowen non è in linea con il mio pensiero. E GUARDATE BENE CHE HALLOWEEN NON L'HO MAI FESTEGGIATO!!!

Mi chiedo PERCHE' DOBBIAMO SEMPRE METTERE IN EVIDENZA LE COSE NEGATIVE? Non ci bastano le prediche domenicali per quelle? Anche il sito?

Secondo me si potrebbe bilanciare un poco ed essere meno univoci. Halloween non è la fede; si può ragionare con vedute un poco più ampie e chiedersi come mai abbia tanta adesione: commercio, trasgressione, bisogno di mistero, bisogno di esorcizzare la morte?

Non mi sembra che tutte queste siano cose così negative (soprattutto non sono nuove, sono antiche come l'uomo). Ma se anche lo fossero, non è facendo la lotta alle "streghe" (è proprio il caso di dirlo) che si ottengano molti risultati. Si ottiene più o meno come a costruire muri: sono l'ultima risorsa e segno di disperazione.
Io non credo ad una esperienza di fede DA DISPERATI!
CREDO DI ESSERE MOLTO NEL MONDO E DI RIFLETTERE SULLA MIA FEDE DA QUARANTENNE SCANTATA. Vorrei che si ragionasse di più di Gesù e del Vangelo,barricate e guerre lasciamole fare a chi ci crede.

Prendetela come una mail di ringraziamento e di stima, fiducia e comprensione... Con sincerità polemica, un segno di pace. :-)

Rita Tonelli

PS. Lo scorso anno ero a Londra per Hallowen. Vi assicuro che non esiste Halloween a Londra!!! Secondo me bisognerebbe lasciar sgonfiare i sufflè. Come si fa? Tirali fuori dal forno! (Fuor di metafora