Un popolo di giovani
Appunti di viaggio di Mauro Cuoghi 
Un popolo di giovani: la Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia è contraddistinta da una grande partecipazione di adolescenti, l'età media potrebbe essere 18 anni. A Roma coincideva con il Giubileo, che aveva attratto gente di ogni età; a Toronto seguiva da vicino l'attacco delle Twin Towers, e le famiglie non si fidarono; qui in Germania ridiventa tutto più facile.
Un popolo di giovani, arrivati in diversi tempi e in tanti modi. I ragazzi modenesi sono partiti l'11 agosto per vivere i giorni del gemellaggio con la Diocesi di Würzburg, prima di raggiungere Colonia, in pullman.
Altri hanno viaggiato in treno o in aereo, a seconda delle provenienze. Ma anche con mezzi diversi: io, Matteo e Don Giorgio, accompagnati da Alessandro e Giulio in auto, abbiamo scelto di fare circa 400 km di Germania in bicicletta.
Lungo il Reno, a Coblenza, abbiamo incrociato un bel gruppo di ragazzi, partiti in bicicletta da Sassuolo il 5 agosto; è stato un bell'incontro, frizzante, di reciproca meraviglia, con scambio di indirizzi.
Nelle grandi città che attraversiamo troviamo frotte di giovani festanti, uniti dalla musica e dalla danza: Worms, Coblenza, Aquisgrana, Colonia, città trasformate da folle sterminate, pacificamente invase e per certi aspetti irriconoscibili.
Un popolo di giovani, e soprattutto i nostri. La prima che vedo è la Benny , un anno in più della Sara; è lei che sventola la bandiera italiana sulla soglia di una casa, dove si è riparata dalla pioggia insistente; si vede solo la bandiera, io passo con grande fretta, saluto senza vedere. È lei che mi riconosce, mi chiama per nome; e poco dopo ci troviamo sotto la stessa pensilina, le presento i miei compagni Alessandro e Giulio, lei presenta la sua amica Eleonora, in un grande clima di festa italiana.
Il giorno dopo, sabato mattina, incontriamo tutto il gruppo: mia figlia Sara, Marco mio nipote, sinceramente orgoglioso di me, Luca e Lucia Simonini, Sara e Francesca Carrieri, la Francy Mussati , Maria Laura, Mauri, Alle, Ronco, Ascari, Jessica, Oliviero e Jacopo Canese, la Chiara , Roberto Donati, Giovanni Sighinolfi, Stella, Milani.  Loro ci precedono a Marienfeld, dove scelgono il settore F9, più lontano dalla collina del Papa, ma meno affollato del B14 cui eravamo destinati.
Noi cinque, dopo aver visitato il meraviglioso Duomo di Colonia, a metà pomeriggio arriviamo in treno ad Horrem, che è poco più di un villaggio.
Gli abitanti si sono organizzati per fornire ristoro e assistenza al fiume di giovani che cammina verso Marienfeld: dai cortiletti si affacciano molti bambini che, assiema ai genitori e alcuni anziani, hanno apparecchiato sui muretti e offrono caramelle, acqua, bibite, caffè.
C'è un clima di euforia, il fiume di gente si ingrossa, sventolano le bandiere di cento e più Paesi: io indosso finalmente il Tricolore che mi ha dato il Don. Raggiungiamo il nostro settore verso sera; c'è un bel cielo, il sole, qualche nuvola stirata all'orizzonte. Subito prevalgono gli aspetti logistici; poi ci si guarda intorno e ci si gode lo spettacolo di questo mare di persone.
Un popolo di giovani, con loro non si sbaglia: sono belli, dentro e fuori. Vengono da 160 paesi, i più rappresentati la Germania (Baviera in testa), l'Italia, Francia e Spagna, a seguire si sono notati Portogallo, Brasile, Canada, Stati Uniti, Polonia, Africani non identificati.
Una volta al raduno di Marienfeld, la principale occupazione diventa il baratto: i ragazzi si scambiano cappelli, T-shirts, foulards, giacche, coccarde, bandiere, spille.
Sighinolfi è il più attivo, veste già una tuta mimetica tedesca con tanto di gradi: la Polizei lo fermerà ben tre volte, invitandolo a togliere i gradi, ma lui si arrenderà solo di fronte ad un manganello.
Giovanni si distingue inoltre per la bandiera tedesca, sventolata al centro del nostro corteo di italiani.
Sorrentino invece ostenta orgoglioso una spilla con la bandiera a stelle e strisce, avuta da un ragazzo del Colorado in cambio del cappello italiano (molto bello e molto ricercato).
Un popolo di giovani, cui il Papa si rivolge con molta fermezza e nessuna retorica. È molto asciutto, non si concede, non si lascia andare a facili entusiasmi. Apprezzo che questo Papa non abbia voluto imitare il suo predecessore, restando se stesso, pur rischiando l'impopolarità. Ma i suoi messaggi colpiscono nel segno:
“È molto più bello essere utili e stare a disposizione degli altri che preoccuparci solo delle comodità che ci vengono offerte”.
“Adorare Dio significa che la libertà non è godersi la vita, ma orientarsi verso la misura della verità e del bene, per diventare così noi stessi veri e buoni”.
“La religione cercata alla maniera del fai-da-te alla fine non ci aiuta. È comoda, ma nell'ora della crisi ci abbandona a noi stessi”.
“Il tempo libero rimane vuoto senza Dio. Qualche volta può risultare scomodo dover programmare nella domenica anche la Messa. Ma se vi ponete impegno troverete che è proprio la Messa che dà il giusto centro”.
Un popolo di giovani, incredibilmente ordinati e civili anche quando è il momento di lasciare Marienfeld e tornare, in un enorme serpentone, verso i treni. Sono diversi dai ragazzi che popolano i concerti, le manifestazioni sportive, le gite scolastiche.
Questo corteo di 100mila, forse 200mila giovani attraversa ordinatamente il villaggio tra Marienfeld e la stazione dei treni, senza imbrattare muri o rovesciare cassonetti; sono silenziosi e vivaci nello stesso momento.
Io tra di loro penso che il distintivo vero di questi ragazzi è la fede, una vera educazione, uno spirito formato da sani principi: non ci sono altre spiegazioni. Questa è una grande dimostrazione della presenza di Dio da queste parti.
|